Maria Elena Delia, portavoce della delegazione italiana della Global Sumud Flotilla, ha rilanciato a margine della conferenza stampa alla Camera la richiesta che accompagna la missione partita per Gaza: rompere l’assedio e garantire un passaggio stabile per gli aiuti.
Delia ha riassunto quanto avvenuto nelle ultime ore: “Le nostre imbarcazioni sono state seguite da unità militari israeliane a fari spenti. Non c’è stato contatto, ma un’osservazione ravvicinata durata tutta la notte. È probabile che l’intercettazione arrivi nelle prossime ore, perché è la prassi israeliana contro le missioni della Freedom Flotilla. Ma oggi non c’è una sola barca: ce ne sono più di 40, ed è questo che spariglia le carte”.
Il tono si è fatto politico: “Ho sentito definire gli attivisti irresponsabili. Ma nessuno chiede perché dovremmo rischiare la vita in acque internazionali, a 150 miglia da Gaza. La verità è che quando c’è Israele di mezzo, la legge smette di valere. Se saremo intercettati e arrestati sarà un atto di pirateria, e ci costringeranno persino a firmare il falso. In questo contesto, il fatto di uscirne senza morti sarebbe già considerato un successo. È un mondo rovesciato”.
Delia ha rilanciato anche il fronte interno: “Siamo pronti a fare sciopero, a scendere in piazza, a organizzare presidi e manifestazioni. Le università stanno già occupando. Questa è la mobilitazione popolare: il Paese si muoverà perché la Flotilla ha fatto emergere non solo la tragedia di Gaza, ma anche la violazione di principi costituzionali fondamentali da parte del governo italiano”, plaudendo alla decisione della CGIL di abbracciare un nuovo sciopero generale.
Il punto cruciale, secondo Delia, è la garanzia di un passaggio stabile per gli aiuti: “Aprire un corridoio umanitario permanente è uno degli obiettivi principali della missione. Ma non possiamo accettare che la logistica venga affidata al governo italiano, che è alleato di Israele e parte del problema. Sarebbe un cortocircuito etico”, spiegando il no all’ennesima richiesta di Grecia e Italia di far consegnare gli aiuti dal Cardinale Pizzaballa.
E ha aggiunto: “Non possiamo lasciare le acque internazionali, dove abbiamo pieno diritto a stare. Perché dovremmo abbandonare un luogo in cui la legge ci consente di navigare? Non accetteremo mai di essere attaccati militarmente in acque internazionali. E i governi non dovrebbero accettarlo per i loro cittadini”.
Alle accuse di legami con Hamas arrivate dall’Idf, Delia ha risposto con ironia: “Sono stati molto abili a trovare foglietti di carta. Io non ho visto alcuna prova. Se ci saranno, se ne occuperanno tribunali e avvocati. Per ora è solo un tentativo di diffamazione. È difficile attaccare barche a vela con a bordo civili addestrati alla resistenza non violenta. Per screditarci si cercano fantasie”.



