E’ impasse sui candidati governatori del centrodestra. Se la scorsa settimana la trattativa sembrava chiusa e dai quartier generali dei vari partiti della coalizione di governo si assicurava che l’ufficializzazione dei nomi sarebbe arrivata in occasione del comizio a Lamezia Terme dei leader della coalizione per Roberto Occhiuto, la fumata bianca non è arrivata.
Il 23 e 24 novembre in Campania, Puglia e Veneto si giocheranno sfide importanti per gli equilibri della coalizione. Dopo settimane di incontri, confronti e qualche tensione, l’accordo sembrava chiuso. Per la Campania, la scelta sembrava caduta su un tecnico con una lunga esperienza nelle istituzioni: il prefetto Michele di Bari, attualmente in servizio a Napoli, originario di Mattinata, in provincia di Foggia. Il suo profilo, proposto da Forza Italia, è quello che sulla carta potrebbe superare le resistenze tra le varie anime del centrodestra campano e ampliare il consenso al di là dei tradizionali steccati politici in una regione in cui Roberto Fico parte con i favori del pronostico. Fratelli d’Italia, però, non è convinta di questa scelta e continua a riflettere sulla candidatura del vice ministro degli Esteri, Edmondo Cirielli. C’è però anche la consapevolezza che si andrebbe a rischiare di intestarsi una sconfitta schierando una figura di spicco della compagine governativa.
In Puglia la scelta sembrava dovesse ricadere sul sindaco di Monopoli, Angelo Annese. Giovane, al secondo mandato, molto conosciuto nella sua provincia e apprezzato per capacità amministrative e comunicazione, Annese ha però annunciato nei giorni scorsi la volontà di voler continuare il suo mandato nella città di cui è primo cittadino. A questo punto starebbe emergendo la volontà di puntare su Luigi Lobuono, imprenditore ed ex presidente della Fiera del Levante oppure su Angelo Lucarella, avvocato di Martina Franca e docente universitario a contratto. Restano però sempre in corsa due figure politiche: il sottosegretario alla Salute Marcello Gemmato (FdI), il coordinatore regionale di Forza Italia, Mauro D’Attis o il senatore Filippo Melchiorre.
Per il Veneto non emergono altri nomi oltre quello di Alberto Stefani, segretario regionale della Lega e uomo di fiducia di Matteo Salvini. Sarà lui, salvo clamorosi ribaltoni, a raccogliere l’eredità di Luca Zaia, ormai giunto al termine del suo terzo mandato da presidente. Manca però un tassello per il definitivo via libera. Fratelli d’Italia per rinunciare a schierare un proprio uomo nella regione governata da anni da Luca Zaia, vorrebbe una sorta di patto scritto che assicuri al partito di Giorgia Meloni il candidato presidente per la Lombardia. Una mossa che consentirebbe al partito di Via della Scrofa di iniziare a mettere in campo una strategia e un piano per il governo della regione più ricca d’Italia. Ma su questo punto non c’è ancora il semaforo verde della Lega.
Di Fabrizio De Feo
