Atterreranno a Fiumicino con un volo di linea intorno all’ora di pranzo direttamente da Tel Aviv dove sostano prima di essere rimpatriati e liberati dalle autorità israeliane i quattro parlamentari italiani che facevano parte di una delle imbarcazioni della Flottilla intercettate mercoledì sera a largo delle acque internazionali a 120 miglia dalla Costa di Gaza. A renderlo noto il ministero degli Esteri. Il senatore Marco Croatti, l’eurodeputata Annalisa Corrado, il deputato Arturo Scotto e l’eurodeputata Benedetta Scuderi sono pronti per il rientro in Italia. I contatti con le autorità locali da parte dei diplomatici della Farnesina sono proseguite ininterrottamente subito dopo il fermo degli italiani a bordo degli equipaggi. Il ministro Tajani ha chiesto al ministro israeliano Saar la liberazione immediata. I nostri connazionali stanno bene fanno sapere dal consolato italiano in Israele e non c’è stato alcun maltrattamento. Ma la vicenda si tinge di giallo. Infatti mentre continuano le operazioni di identificazione e rilascio degli altri connazionali, lo ricordiamo in tutto sono 40 i cittadini italiani fermati a largo di Gaza, secondo indiscrezioni delle ultime ore e a quanto riferiscono i media israeliani ci sono contatti anche con il capo del Mossad Barnea per la questione legata agli ipotetici maltrattamenti di alcuni italiani a bordo di altri equipaggi identificati dalle autorità israeliane in queste ore. Le autorità del nostro Paese di concerto con il Mossad hanno chiesto con urgenza di fornire immagini dei detenuti per verificare le condizioni, chiarendo che la voce sta alimentando in queste ore le proteste nelle piazze di Roma e in tutta Italia. Il materiale è stato trasmesso in queste ore per porre fine alla tempesta diplomatica. Ma qual’è l’iter per il rimpatrio? Intanto come successo in passato a tutti quelli che avevano tentato di forzare il blocco navale davanti alle coste di Gaza, bisognerà firmare un’autodichiarazione di responsabilità riguardo all’ingresso illegale in Israele, velocizzando le procedure di espulsione: chi non lo fa sarà processato. Dall’abbordaggio quindi al fermo in mare fino al carcere e all’interrogatorio, gli oltre 473 attivisti fermati in queste ore si avvalgono di un legale per rientrare in patria e sostano nel carcere di massima sicurezza di Saharonim, nel deserto di Neghev a sud di Israele. Ma le piazze di tutta Italia e Europa si infiammano di proteste.



