Sigfrido Ranucci è sotto protezione dal 2009 e, da anni, fa parte di un programma di protezione speciale dopo essere stato oggetto di continue e svariate minacce, anche di morte, per il suo lavoro e per le inchieste della trasmissione tv Report.
Dal 2021 vive sotto scorta 24 ore su 24 dopo la scoperta di un piano per ucciderlo.
Un nuovo attentato lo ha preso di mira nelle scorse ore sotto casa sua dove, una bomba piazzata da sconosciuti, ha fatto saltare in aria la sua auto e quella della figlia.
L’attacco “è stato un salto di qualità preoccupante” ha spiegato il giornalista di Report, sottolineando che è “preoccupante perché proprio davanti casa, dove l’anno scorso erano stati trovati dei proiettili”.
Il riferimento di Ranucci è all’ultimo atto intimidatorio grave contro di lui avvenuto nell’estate dello scorso anno quando davanti al cancello dell’abitazione di Pomezia furono trovati due proiettili p38. Il rinvenimento avvenne nello stesso luogo in cui è stato piazzato l’ordigno nella serata di giovedì.
Prima di quell’episodio, però, il giornalista è stato fatto oggetto di innumerevoli minacce di ogni genere che avevano spinto le autorità a dargli la scorta e a sottoporlo a vigilanza intensa.
“C’è una lista infinita di minacce, di varia natura, che ho ricevuto e di cui ho sempre informato l’autorità giudiziaria e di cui i ragazzi della mia scorta hanno sempre fatto rapporto” ha spiegato lo stesso Sigfrido Ranucci presentando regolare denuncia per la bomba, aggiungendo: “Quello che ho fatto è mettere insieme un po’ di cose che sono successe in questi mesi. Io non le ho mai pubblicizzate pubblicamente, anche per tutelare le persone a me care”.
Nel corso della sua lunga carriera nel giornalismo, Ranucci ha subito minacce continue sia attraverso messaggi sia con atti intimidatori come bossoli, pacchi contenenti polvere da sparo e lettere minatorie, arrivate in redazione ma anche a casa.
“È dal 2000 che convivo con gli attacchi alle mie inchieste. Più si alzava il livello delle inchieste, più si alzava il livello degli attacchi” aveva spiegato Ranucci. Tutte intimidazioni che avevano portato ad assegnargli una protezione già nel 2009 perché “avevo realizzato un’inchiesta in Sicilia su una cava di sabbia gestita dal clan catanese e la famiglia Ercolano aveva chiesto a un soggetto pericoloso di tenermi d’occhio”. Nel 2014 erano arrivate altre minacce di morte legate sempre alle sue indagini sulla criminalità organizzata.
A seguito della scoperta di un progetto di omicidio nei suoi confronti nel 2021, la sua scorta infine era stata rafforzata al massimo livello, 24 ore su 24.
E dopo la bomba davanti casa, il ministro dell’Interno ha annunciato di aver dato mandato di “rafforzare al massimo ogni misura a protezione” di Sigfrido Ranucci.



