Prodi fa a pezzi Schlein, ma dai giornaloni arriva un assordante silenzio

martedì, 28 Ottobre 2025
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Ieri sera, nel “salotto” di Lilli Gruber su LA7, il “patriarca” della sinistra italiana, Romano Prodi, ha fatto letteralmente a pezzi Elly Schlein unitamente alla variopinta compagnia del campo largo. Il Professore ha espresso tutto il suo scetticismo sulla capacità della leader dem di costruire una vera alternativa al governo Meloni.

Non è certo la prima volta che l’ex premier tira le orecchie alla barricadera Elly, ma la reprimenda di ieri sera è più pesante che in altre occasioni, perché arriva in un momento in cui la leader del Pd cerca lo scontro frontale con Giorgia Meloni. Per Schlein è una sonora bocciatura alla sua linea.

La notizia c’è al dunque tutta. E ci si aspetterebbe che i grandi giornali (sempre pronti a offrire titoli di apertura all’ex premier quando questi attacca Meloni) riportassero bene questa stroncatura della leader piddina, non solo per dovere di informazione, ma anche per offrire spunti a un dibattito politico che, soprattutto a sinistra, appare asfittico e improduttivo.

Invece dai giornaloni italiani è arrivato un assordante silenzio. E la cosa lascia non poco sbigottiti, perché sono gli stessi che non perdono mai occasione di denunciare il presunto bavaglio alla stampa che arriverebbe dal governo. Gli stessi giornaloni che si lamentano del fatto che la premier non ama gli incontri con i giornalisti. Gli stessi che amplificano le invettive dell’opposizione contro una destra che metterebbe in pericolo democrazia e libertà di informazione in Italia.

Va bene che buona parte della carta stampata è formata da professionisti, anche bravi  (non diciamo di no), ma generalmente faziosi e che comunque scrivono per testate di cui sono proprietari gruppi editoriali poco amici della destra al governo, va bene, insomma, tutto quello che ormai ben sappiamo sulla propensione “partigiana” della stampa nostrana, è lecito però chiedersi se non sia venuto il momento di cambiare registro, di assumere  atteggiamenti più autorevoli, di essere più in armonia con le dinamiche di un grande Paese democratico (checché ne dicano i tanti allarmisti di professione) come è l’Italia.

Alla fine, i cascami del vecchio egemonismo della sinistra sulla stampa e sulla cultura si stanno rivelando dannosi, non solo per l’informazione in genere, ma anche per la stessa sinistra, che si priva della capacità di capire realmente le dinamiche politiche e culturali in atto nel nostro Paese.

Tornando a Prodi, è un vero peccato che le sue critiche a Schlein non siano state rilanciate dai giornali, perché si tratta quantomeno di salutari schiaffi alla classe dirigente del Pd e delle altre forze di sinistra.

Il campo largo, a giudizio del Professore, è strutturalmente incapace di sostituire il centrodestra al governo. «Il problema – ha detto – è che la destra può perdere voti solo se c’è una alternativa di governo con un programma e degli obiettivi precisi. E io vedo che l’alternativa è scarsa». Questa sinistra «non ha la forza né la visione futura per dire “io sono pronto a governare”». Non c’è andato certo tenero il Professore, che poi ha prodotto letteralmente il gelo nello studio della Gruber quando ha sentenziato che la sinistra ha «voltato le spalle all’Italia». Quanto infine al recente allarme lanciato da Schlein per le sorti della libertà nel nostro Paese, le parole dell’ex-premier sono tali da spegnere tutti i bollori della sinistra sulle barricate: «C’è un senso del potere molto forte (quello di Meloni n.d.r.). Questo non vuol dire che sia a rischio la democrazia».

Con questi chiari di luna  è assai difficile che la sinistra torni presto al governo. E la stampa che la fiancheggia  di certo non l’aiuta in questa titanica impresa.

8 Comments Lascia un commento

  1. E quanti sarebbero questi giornaloni, la maggior parte credo tendano verso il governo e sono in mano ad Angelucci. Mi dispiace che la critica di Prodi sia meno costruttiva del solito. C’è un equivoco da parte dei “riformisti” non so se il Pd è troppo di sinistra, però potrebbe migliorare la sua comunicazione, far capire meglio ad esempio di essere vicina anche all’impresa quando è in difficoltà, anche se grazie a Dio gliene son stati dati di ristori, con il covid, giustamente, per non chiudere. Quindi ci siamo, tassazione equa e sostenibile, che non disincentivi anxi incoraggi assunzioni e un trattamento equo dei dipendenti. Ma questo non è in contraddizione con l’ascoltare i sindacati.

    • Le testatet più importanti sono in mano a Cairo e alla Gedi. E Cairo è anche l’editore de La7, che quotidianamente spara contro il governo. Altro che Angelucci…

      • Non so quali testate E purtroppo anche a Elkann, ma appunto sono davvero poche rispetto allo “spam” di testate filogovernative, leggo che Cairo di giornali avrebbe solo il Corriere il quale con la Stampa cercano sempre di stare in una sorta di centro democratico e hanno sempre avuto un atteggiamento ambivalente con Meloni, quasi schizofrenico, tipo prima e dopo che venisse eletta donna forte, tosta, indipendente, diciamo non i toni che gli Angelucci (Giornale etc.) hanno verso l’attuale opposizione e passato governo. La Ragione diciamo destra con una linea un po’ più critica e liberale. Poi ci sono quelli Renziani-post renziani Il Foglio, Il Riformista, “garantisti” insieme a il dubbio. L’Opinione. Rimangono forse Domani, Il Manifesto, L’unità. Left e Internazionale non compaiono molto nelle rassegne. Poi Leggo, che non ho capito bene, L’Identità.
        Angelucci ne possiede decisamente molti di più. Poi la tentata scalata all’Agi.
        Rai3 e La7 sono gli unici canali in vista con con una linea, ora più La7 che rai3.decisamente critica.

        • La Stampa non è di Cairo ma del gruppo Gedi, che detiene anche la Repubblica. Ed entrambe queste testate fanno opposizione al governo. Quanto al Corriere, la sua “ambivalenza” riguardo a Meloni è dettata solo da un motivo di opportunità. È il giornale della borghesia “illuminata” ed ha la sua storica sede in Lombardia, regione a maggioranza di destra. Rimane comunque il giornale dell’establishment che non ama la destra e che è sempre pronto a promuovere ribaltoni e/o governi tecnici. A tutta questa compagnia dobbiamo aggiungere anche Il Fatto quotidiano, giornale di riferimento del M5S. Le testate filogovernative sono il Giornale, La Verità, Libero e Il Tempo, ma la diffusione di questi giornali è decisamente inferiore a quella dei quotidiani che le ho citato prima. In ogni caso, quello che pesa politicamente è la tiratura delle testate, non il loro numero. Tenga inoltre presente che il Corriere è anche la nave ammiraglia di una piccola flotta di giornali locali. Ed è meglio poi non parlare dei talk show, dove la fanno da padroni i conduttori antimeloniani. Basterà solo dire che Bianca Berlinguer è sbarcata da anni sulle reti Mediaset.

          • E’ un po’ come la storia della sinistra che avrebbe governato più della destra perchè era dentro molti governi, comparare “monocolori” di destra a governi di coalizione dove era presente anche la “sinistra”, sembra che finalmente ci sia un riequilibrio, ma se dovessimo raffrontare monocolore sinistra v. destra la destra ci sarebbe molto di più, non parliamo del raffronto inverso di sinistra v. destra + coalizioni.
            Similmente qui si sommano tutti quelli non apertamente schierati con Meloni, dove ancora meno sono schierati con qualunque governo alla “sinistra” di Renzi o Monti ;). Sì mi espressi male, intendevo i centristi, assieme alla Stampa, appunto solo il Corriere è di Cairo, quindi Altresì sempre promuovono governi tecnici quale governo che sia a cadere, Berlusconi nel 2011 con Monti, il giallorosso nel 2021 con Draghi. Quanto all’opportunità, appunto forse la “temevano” ok, non una cosa paragonabile all’allineamento clamoroso del Washington Post di Bezos con Trump comunque, ci mancherebbe.
            La Verità, Libero, Il Tempo, il Giornale, Il Secolo d’Italia, Tempi. Ecco rispetto a Cairo, Angelucci possiede almeno metà di questi
            La maggiore diffusione e tiratura, non saprei, non la impedirebbe nessuno, credo, dipende anche da quanto vendono e questo. Sui motori di ricerca sono i primi che spiccano. Aggiungiamoci alcuni della famiglia Berluscono anche se apparentemente non proprio Meloniani.
            Berlinguer è forse l’unica non meloniana su Mediaset nei talk show, ma magari mi sbaglio. Di fatto però La7 e Rai3 sembrano gli unici, come canali e su quest’ultimo il DG ci ha decisamente messo più le mani che in passato, ad esempio sui contratti di Fazio (anche se si dice abbia solo avuto un’offerta migliore ^_^) e Camurri il pomeriggio per i presunti pochi ascolti.
            .

          • In Italia, i governi monocolore, nei pochi casi in cui è stata adottata tale formula, sono stati solo democristiani. Ma parliamo di tanti anni fa, al tempo della Prima repubblica. Nella cosiddetta Seconda repubblica, fino ad oggi, ci sono stati solo governi di coalizione, si di centrodestra sia di centrosinistra. Per quanto riguarda i giornali, il problema oggi non è se si tratta di giornali di destra, di centro o di sinistra, ma quali siano gli interessi (prevalentemente finanziari) di cui sono portatori. Parlo ovviamente dei giornali che sono espressione di grandi gruppi editoriali, i quali, a loro volta, sono collegati a vari centri di potere economico. Non parlo delle piccole testate da battaglia. Per questi centri di potere, il governo Meloni rimane un’incognita, perché la storia politica della premier affonda le sue radici in un forza anti-sistema come era la vecchia destra missina. Il fatto che oggi la premier sia accredita tra i potenti della Terra e sia conosciuta ormai in tutto l’Occidente non vuol dire che ella sia riuscita a liberarsi della diffidenza dei poteri di cui sopra. Se i “giornaloni” sostengono in vario modo Elly Schlein non è perché i loro editori siano di sinistra, ma semplicemente per tenere “sotto schiaffo” la Meloni. È un po’ lo stesso discorso che si fa riguardo alla “guerra” tra magistratura e centrodestra. Non è che i giudici siano di sinistra (tanti lo saranno pure, ma non è questo il punto). Il fatto è che si servono della sinistra per difendere il loro potere e i loro privilegi di casta, tutte cose che essi ritengono siano minacciate dall’attuale governo.

          • Ok, chiaro che sono di coalizione, ma per intenderci connotati e non a larghe intese o tecnici quindi i due governi Prodi/Csx, totale 6 anni e mezzo, i tre governi Berlusconi, totale 9 anni, 6 mesi il primo, 5 il secondo, 3 e 6 mesi il terzo. Poi il Conte 1 e 2, detti, prima di Meloni i “più a destra” e “più a sinistra” della storia della Repubblica ^_^, entrambi 1 anno e 3-4 mesi. quindi Sx quota 8 e mezzo, dx 11 e 3 + i 3 ora di Meloni, 14+ circa.
            Tra i giornaloni che sostengono Schlein, penserei al limite Domani e il Fatto anche se direi più Conte, Repubblica dell’attuale Molinari penso preferirebbe un’altra guida. Quelli di Angelucci e Mediaset, non so, se non sono centri di potere anche loro. Berlusconi è poi il sintomo del potere economico che, tramite quello televisivo può più direttamente appropriarsi di quello politico per i propri interessi e in effetti ha fatto scuola.
            Missini antisistema, possibile non che sia sempre in positivo per quanto possa essere giusto avversarlo, per cambiarlo, migliorarlo o abbatterlo che sia, che sia meglio o peggio è un discorso separato, diciamo.
            I giudici hanno iniziato ad essere invisi alla classe politica quando hanno iniziato a toccare il potere e condannare i politici che facevano i loro affari, prima erano visti quasi come una seconda forza dell’ordine credo, con tutto rispetto per queste ultime, ma una forza per la quale era tacito che il politico era intoccabile perchè in fondo lui era la legge. In seguito si affermo il principio costituzionale che anche il politico è soggetto alla legge pur contribuendo a scriverla, così come il giudice e magistrato nonostante debba applicarla. Buono a sapersi che siamo entrambi contrari a tutti gli interessi di casta, quindi anche quelli che questi politici tanto temuti dalle caste sembrano volersi sfacciatamente garantire, con insofferenza verso Anac e organismi di controllo e eliminazione dell’abuso d’ufficio. Capisco legge e ordine, rave, decreto sicurezza, però perchè se si tratta di loro stessi è sempre persecuzione allora. Capisco che i cosiddetti reati colletti blu siano più sentiti, e anche molte persone della strada fanno questa considerazione “pratica” ma ingiusta, perchè bisogna anche dare il buon esempio altrimenti il piccolo dice “i grandi sono i primi a non rispettare le leggi perchè dovrei io “piccolo”?”. Non saprei per quanto riguarda i giornali quali interessi finanziari sarebbero minacciati da un governo post-missino più che da altri, e poi ripeto che i toni di critica sono molto più pacati dell’infierire di Libero e il Giornale e La Verità verso l’opposizione, che poi quando era vagamente al potere era il grande potere da scalfire e su cui lanciare strali che nemmeno gli anarchisti.

          • Il problema della giustizia è l’onnipotenza del Pubblico ministero, che nessuno è in grado di controllare. Quando fu varata la Costituzione, la figura di un Pm che non doveva rispondere a nessuno del suo operato aveva un senso, perché garantiva la sua indipendenza da qualsiasi influenza esterna, ma ciò presupponeva un uso responsabile di tale intoccabilità, nel quadro di un equilibrio tra potere politico e potere giudiziario. Nei primi decenni repubblicani tale equilibrio si mantenne, ma poi, negli anni Novanta, i Pm abusarono del loro potere perché si sentirono investiti del compito di esercitare una “supplenza” di una politica populisticamente definita corrotta. E va da sé che da allora s’è creato il cortocircuito giornalistico-giudiziario con le inchieste sui personaggi pubblici ridotte a mera gogna. Tutto ciò ha fatto male (e continua a fare male) alla democrazia italiana

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