In ricordo di Peppe Vessicchio, la bacchetta di Sanremo e degli italiani

sabato, 8 Novembre 2025
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Ci lascia oggi un protagonista indimenticabile della musica italiana: il maestro Peppe Vessicchio non era soltanto un grande direttore d’orchestra, ma una presenza familiare, un volto che ispirava subito simpatia e rispetto.

Ho avuto la fortuna di conoscerlo, perché abitava nel mio stesso quartiere a Roma. Dietro la sua aria pacata c’era un uomo allegro, pieno di spirito, con quella napoletanità sincera e contagiosa che faceva sorridere chiunque gli stesse accanto. Era capace di parlare con chiunque di musica, sempre con la stessa gentilezza e curiosità. Amava ripetere che “ogni persona è come una corda e possiede una capacità di vibrazione”. Per lui l’armonia non era solo una questione di note, ma di equilibrio interiore, di rispetto, di ascolto, un equilibrio sottile tra il suono e il silenzio.

Da trent’anni sul palco dell’Ariston, ha diretto con eleganza e passione alcuni dei momenti più belli della musica italiana, vincendo quattro volte come direttore d’orchestra — con gli Avion Travel, Alexia, Valerio Scanu e Roberto Vecchioni — e regalando arrangiamenti indimenticabili.

La sua carriera è stata un viaggio attraverso la musica italiana: da Gino Paoli a Edoardo Bennato, da Zucchero a Ornella Vanoni, da Bocelli a Elio e le Storie Tese. Ma al di là dei successi, ciò che resterà per sempre è il suo approccio umano alla musica.

Nel 2024, aveva visto una sua composizione, Tarantina, eseguita alla Scala: un riconoscimento simbolico per un artista che aveva saputo unire la musica colta e quella popolare con la stessa grazia. Il prossimo Festival di Sanremo sarà malinconicamente insolito senza di lui sul palco: la sua presenza era un punto fermo, un abbraccio silenzioso per artisti e pubblico.

Vittorio Zenardi

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