A lui è andata diversamente ed è finalmente libero. Stiamo parlando di Camilo Castro il quarantunenne insegnante di yoga di nazionalità francese detenuto anche lui come il nostro connazionale Trentin nel carcere venezuelano di massima sicurezza nella periferia di Caracas da un anno circa. Ieri la notizia della sua liberazione è stata data a gran voce dal premier francese Macron sul suo profilo social: “Camilo Castro è libero. Condivido il sollievo della sua famiglia e ringrazio tutti coloro che hanno lavorato ininterrottamente per la sua liberazione”. Castro, era scomparso il 26 giugno al valico di frontiera di Paraguachon, che separa il Venezuela dalla Colombia. Era andato lì per rinnovare il suo visto di residenza colombiano in scadenza, aveva spiegato la sua famiglia ad agosto. A metà settembre sua madre aveva riferito di non avere più avuto sue notizie, da allora, fatta eccezione per un messaggio audio ricevuto a fine luglio in cui Camilo Castro aveva chiesto aiuto. Le ricerche sono state quindi condotte a tappeto dalla sua famiglia e da Amnesty International che non si sono mai rassegnati e questo ha portato alla conoscenza delle condizioni di detenzione reale del cittadino francese trattenuto dalle autorità venezuelane senza un vero capo d’accusa formale. Un altro innocente quindi come il nostro connazionale Alberto Trentin, cooperante trattenuto nel braccio del carcere venezuelano alla periferia di Caracas. Proprio ieri la madre del cooperante Armanda Colusso ha accusato le autorità italiane di non aver fatto abbastanza dichiarando che fino ad agosto il nostro governo non aveva ancora avuto alcun contatto telefonico con il governo venezuelano. E se dopo la liberazione di ieri del cittadino francese e della gioia dei suoi familiari che lo hanno accolto in patria qualcosa faccia smuovere le coscienze anche da noi? Chi può dirlo. Intanto la mamma di Castro, attivista di Amnesty rivolge parole importanti di speranza e sostegno per chi ancora sta lottando per la libertà: Pensiamo agli altri, non li dimenticheremo”. In un recente rapporto pubblicato a metà luglio, da Amnesty International sono molteplici le denunce di sparizioni forzate verso i cittadini stranieri attuate dal regime di Maduro, in cerca di riconoscimenti politici. Una pratica diffusa per alimentare narrazioni di cospirazioni anti regime e c’è chi sostiene anche per usare i prigionieri come scambio nei negoziati con altri Paesi.



