Galeazzo Bignami, capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera, aveva chiesto di smentire La Verità per un articolo titolato “Il piano del Quirinale per fermare la Meloni”, secondo la quale consiglieri del capo dello Stato «auspicherebbero iniziative contro il presidente Giorgia Meloni».
Venti minuti per riportare la temperatura istituzionale sotto la soglia di guardia. È durato poco meno di mezz’ora l’incontro al Quirinale tra il Presidente del Consiglio Giorgia Meloni e il Capo dello Stato Sergio Mattarella, richiesto dalla premier dopo le tensioni esplose nelle ultime 24 ore. Al termine del colloquio, fonti di Palazzo Chigi hanno garantito che «non esiste alcuno scontro istituzionale», smentendo il rischio di una frattura tra i due vertici della Repubblica. La visita è stata organizzata questa mattina, dopo una telefonata della premier al Presidente della Repubblica per concordare un chiarimento immediato. L’obiettivo dichiarato: «ribadire la sintonia istituzionale» tra Palazzo Chigi e il Colle, una sintonia che – assicurano le stesse fonti – non sarebbe mai venuta meno dall’inizio della legislatura.
Il caso Bignami e l’irritazione del Colle
A innescare la scintilla erano state le dichiarazioni del capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera, Galeazzo Bignami, che aveva chiesto una smentita formale dell’articolo pubblicato da La Verità su un presunto complotto anti-Meloni attribuito a un consigliere del Presidente della Repubblica. Il Quirinale aveva reagito con una nota secca, respingendo ogni allusione e giudicando «priva di fondamento» l’ipotesi di un piano interno contro la premier. In realtà, spiegano fonti istituzionali, a irritare Mattarella non sarebbe stato tanto il contenuto del pezzo firmato da Maurizio Belpietro, quanto la richiesta pubblica di smentita avanzata da Bignami, figura di primo piano del partito di maggioranza, che appariva mettere in dubbio la lealtà del Colle.
Meloni: «Parole inopportune, ma nessun attacco»
Durante il colloquio, Meloni ha espresso al Capo dello Stato il proprio «rammarico» per le frasi attribuite al consigliere Francesco Saverio Garofani, riportate dal quotidiano. Ha però chiarito che l’intervento di Bignami non sarebbe stato concepito come un attacco al Quirinale, bensì come un tentativo di «circostanziare» la vicenda, affinché non venisse ingigantita e non alimentasse malintesi tra le istituzioni. Secondo la versione che trapela dal partito di maggioranza relativa, l’intenzione era di far sì che fosse lo stesso Garofani a spiegare quanto realmente accaduto, così da chiudere rapidamente il caso. Un passo indietro del consigliere non risulterebbe essere stato esplicitamente richiesto dal Presidente del Consiglio, anche se nell’ambiente parlamentare non si esclude che una simile scelta sarebbe accolta favorevolmente.
I dossier internazionali e l’agenda di governo
Il faccia a faccia ha permesso anche un aggiornamento sui principali dossier di politica estera in vista delle imminenti scadenze internazionali: il G20 di Johannesburg e la conferenza Unione Europea–Unione Africana in programma in Angola. Meloni, subito dopo l’incontro, è rientrata a Palazzo Chigi dove, nel tardo pomeriggio, ha ricevuto il primo ministro croato Andrej Plenković.
Il retroscena di una tensione inattesa
Secondo quanto trapela da ambienti parlamentari, il malumore del Colle sarebbe stato particolarmente marcato. Mattarella, raccontano fonti autorevoli, voleva capire se davvero la premier avesse dato credito alle insinuazioni su un presunto piano interno volto a ostacolare la sua leadership. Meloni, dal canto suo, avrebbe manifestato fastidio per la mancata rettifica del consigliere coinvolto, che – secondo la ricostruzione de La Verità – avrebbe pronunciato frasi imbarazzanti in un contesto conviviale. È stato dunque un dialogo franco, che entrambe le parti consideravano indispensabile per evitare che un incidente politico si trasformasse in un caso istituzionale senza precedenti. Alla fine, la linea comune ribadita a più voci è che non vi sia alcuna frattura tra le due massime cariche dello Stato. Un chiarimento necessario, in un momento in cui il rapporto tra i due palazzi — Quirinale e Chigi — è cruciale per la stabilità politica e l’immagine internazionale dell’Italia.



