Vittorio Camaiani è tra gli stilisti più interessanti nel panorama della moda italiana. La moda colta del couturier marchigiano fin da sempre è all’insegna dell’eleganza e della raffinatezza per una donna che non rinuncia alla comodità, ma che fa dello stile e dell’ironia la sua cifra distintiva. Lo incontriamo a fine sfilata nella settecentesca Coffee House di Palazzo Colonna dove svela la sua ultima collezione autunno/inverno 25-26, intitolata “La mia strada”, forme geometriche ispirate ai ricordi d’infanzia. Il defilé che ha visto in prima fila la Principessa Jeanne Colonna, si è svolto all’interno della suggestiva mostra Seduzioni, quando il metallo diventa desiderio dello scultore trentino Andrea Borga. Di seguito l’intervista esclusiva de Lo Speciale Giornale a Vittorio Camaiani.
Perchè ha deciso di tramutare su stoffa le forme geometriche?
In realtà queste mi hanno sempre affascinato, ovviamente ne troviamo traccia in nostre diverse collezioni; dalle piramidi dell’antico Egitto, alle linee non definite di Rothko, alle sculture in plexiglass di Regina Cassolo Bracchi, solo per citarne alcune. Nel raccontare una collezione che partisse dalla mia persona ho riavvolto la mia personale cassetta della memoria, le prime forme assimilate, i primi colori. Da qui nasce “La mia strada”, le nuove proposte donna per l’autunno/inverno prossimo.
Qual è il capo cult di questa nuova collezione?
La camicia aquilone da appoggiare sul corpo, per il giorno con un maglione e jeans, per la sera con una maglia velata e un pantalone da smoking.
Nella sua estetica narrativa si è lasciato spesso ispirare dal futurismo e surrealismo, cosa l’affascina di entrambi?
Il movimento e i colori del futurismo, le visioni irreali del surrealismo sono le punte più creative che spesso si ritrovano nel mio dialogo con la stoffa. Nel creare le mie collezioni senza mai dimenticare la vestibilità del capo aggiungo creazioni legate all’arte che ogni cliente interpreta in maniera propria.
L’eleganza per lei cosa rappresenta?
L’eleganza è quel qualcosa di innato, ed ha tante sfaccettature, uno sguardo, un modo di muoversi, a volte è riconoscibile nelle cose più semplici.
Se dovesse elargire dei consigli di stile quotidiani?
Coco Chanel diceva di indossare un tubino nero, spesso per quel che vedo in strada consiglierei di tornare lì ovviamente, la donna attuale corre quotidianamente più dell’uomo, per il giorno basterebbe aggiungere un pantalone, una cinta in pelle o un foulard legato in vita, per la sera calza e tacco dieci per una cena o un party.
Marina Ripa di Meana è stata musa indimenticabile della sua arte, cosa l’ha legata così tanto a lei?
Marina è stata per un periodo la mia musa, spesso mi chiedeva consigli sul vestire ,mi suonava strano all’orecchio; una donna così estrosa e così sicura si rivolgeva a me per avere conferma se andava bene in quel modo. Ovviamente l’ho conosciuta bene nel suo periodo più maturo, con un malattia difficile con cui doveva convivere, ma lei era forte e coraggiosa e aggiungerei elegante, lontana dalla Marina de “I miei primi 40 anni”.
Io e mia moglie Daniela abbiamo vissuto una donna che ci dava consigli, che ci aiutava a far conoscere il nostro lavoro, un’amica speciale che spesso era distante dall’egocentrismo che l’ha distinta per una vita.
L’arte e la moda si sono sempre influenzate tra loro, che vantaggio comporta questo scambio?
Arte e moda sono un’altalena di scambio, ovviamente la moda riceve di più tra questa connessione, io spesso dialogo e traggo ispirazione dall’arte con gli artisti del passato o del presente. Ricordo che in una collezione resi il baffo di Velazquez il motivo ispiratore, barocco come il periodo storico dell’artista, viaggiò in tutta le proposte sulle fantasie delle sete, sulle pettorine delle camicie bianche, e ancora baffi sul collo degli abiti ricamati a punto pieno. Questo è uno dei dialoghi intercorsi con l’arte, ma ne potrei raccontare molti, io respiro con l’arte.
Le istituzioni locali supportano il lavoro di voi creativi ?
Sicuramente si è spesso riconosciuti fuori dai propri confini, perché a volte non è facile contestualizzare il proprio fare nella città di origine.
Ritiene che il Governo italiano sia vicino alla moda?
È necessario sostenere e proteggere il Made in Italy, il lavoro di tante case di moda, non dimentichiamo che stilisti come Armani, Valentino, Ferrè e molti altri hanno creato un’immagine di lifestyle che ci ha resi riconoscibili a qualunque latitudine.
La moda attualmente soffre, perché secondo lei?
Siamo arrivati ad un punto che se non è ben visibile il logo si fa fatica a riconoscere lo stilista. Noi abbiamo vissuto il periodo della nascita del pret a porter dove molte case di moda venivano riconosciute solo vedendo l’ombra della mannequin. Ritornando alle danze della moda penso che la velocità e il mondo che viviamo ora sia ben distante da quello che abbiamo vissuto ieri, certe figure cambiano anche perché lo stilista prima creava una linea legata al suo pensiero e alla vita che conduceva, oggi i direttori creativi, che penso abbiano nel frattempo cambiato anche nome, sono impiegati, piegati dagli investitori. Questi sono i nostri tempi.
Cosa augura per il futuro alla sua etichetta?
Di riuscire a tradurre le nostre idee con immutata visione e con la cura di sempre. Per la moda di poter vedere nel futuro dei designers con idee che arrivino dalle strade e che segnino quel momento, non scordando di lasciare una visione bella della donna del domani. Il mondo sta già vivendo molte difficoltà e anche se ciò non può ispirare, vorrei darle un compito: provare a rendere belli noi stessi e ciò che ci circonda.




