Nel caso di Garlasco, a quasi diciotto anni dall’omicidio di Chiara Poggi, il Dna torna a essere un elemento decisivo nelle indagini. La nuova analisi biostatistica della genetista Denise Albani, perita nominata dalla gip di Pavia Daniela Garlaschelli, rimette Andrea Sempio al centro dell’inchiesta con una valutazione tecnica definita di “piena concordanza” tra l’aplotipo Y rinvenuto nel 2007 sotto due unghie della vittima e la linea paterna dell’indagato. Una conclusione che, secondo Corriere della Sera, la Repubblica e Il Messaggero, ha raggiunto ieri i consulenti delle parti e la Procura via PEC, accompagnata da grafici, numeri e percentuali a supporto.
La genetista depositerà la relazione definitiva entro il 5 dicembre, e dal 18 in poi la perizia sarà discussa in aula davanti ai consulenti. La comparazione biostatistica, tecnica oggi considerata standard a livello internazionale ma non disponibile nel 2014, ha consentito di riesaminare in profondità un materiale genetico che in passato era stato ignorato o ritenuto inutilizzabile. All’epoca, il perito della Corte d’Appello bis, Francesco De Stefano, aveva escluso la possibilità di trarre informazioni attendibili da quella traccia. Anche il genetista Ugo Ricci, consulente di Alberto Stasi, aveva confermato quella valutazione.
La nuova ricostruzione cambia però radicalmente prospettiva. Albani ha chiarito che i campioni analizzati anni fa non erano omogenei, ma che nella “sessione a 5 microlitri” emergeva comunque “un aplotipo parziale misto” composto da dodici marcatori. Un profilo non completo, ma sufficiente per una valutazione biostatistica: l’aplotipo Y rilevato – associato alle unghie contrassegnate come mdx5 e msx1 – risulta “da 476 a 2.153 volte più probabile”, a seconda del database, se originato dall’individuo identificato dal codice CT28112016, ossia Andrea Sempio. La genetista ha però spiegato che l’aplotipo Y, per sua natura, non identifica una singola persona: è condiviso da tutti i parenti maschi lungo la stessa linea paterna. Si può dunque parlare di un “contesto familiare di appartenenza”, ma non di un’identificazione individuale. Nonostante questo limite intrinseco, la conclusione degli accertamenti è stata quella di una “piena concordanza”.
La domanda chiave dell’inchiesta – e dell’udienza del 18 dicembre – resta ora il perché quella traccia biologica fosse sulle mani di Chiara Poggi. Gli inquirenti stanno valutando due ipotesi: un contatto diretto negli istanti del delitto del 13 agosto 2007, oppure un trasferimento secondario attraverso un oggetto toccato da Sempio in un momento precedente, durante le sue frequenti visite in casa Poggi. Le indagini sono condotte dai carabinieri del Nucleo investigativo di Milano, coordinati dal procuratore Fabio Napoleone e dall’aggiunto Stefano Civardi.
Sul caso pesa anche l’ombra del cosiddetto “pizzino” scritto dal padre dell’indagato, Giuseppe Sempio, in cui annotava: “Così non può essere indagato per lo stesso motivo il D-N-A”. Un foglietto finito agli atti e ora al centro di un’inchiesta per corruzione.
L’emergere di una nuova compatibilità genetica riapre dunque scenari che sembravano archiviati e rilancia l’attenzione sull’intreccio tra scienza forense, errori del passato e nuove tecniche. Nel dossier sul delitto di Garlasco, il Dna torna protagonista e Andrea Sempio è sempre più al centro.



