Nel panorama dell’arte italiana il nome di Andrea Pazienza continua a brillare come una stella irregolare, inquieta e magnetica. Nel settantesimo anniversario della sua nascita, il MAXXI gli dedica un grande progetto espositivo diviso tra le sedi de L’Aquila e di Roma: un omaggio ambizioso che non si limita a celebrare un maestro del fumetto, ma ne restituisce la forza visionaria, la complessità e la sua attualità.
La prima tappa, il cuore originario del progetto, apre al MAXXI L’Aquila dal 6 dicembre 2025 al 6 aprile 2026 con la mostra “Andrea Pazienza. La matematica del segno”, curata da Giulia Ferracci e Oscar Glioti. È qui che prende forma il racconto degli anni fondativi dell’autore, quando l’urgenza del tratto e la pressione dell’immaginazione cominciavano a plasmare un linguaggio che avrebbe rivoluzionato la narrazione grafica italiana.
Negli spazi del museo abruzzese vengono presentati circa cento lavori degli esordi, molti dei quali inediti: chine esatte e vibranti, acquerelli di sorprendente maturità, composizioni a pennarello che rivelano la velocità mentale e la feroce lucidità del giovane Pazienza. Sono opere che mostrano la dialettica costante tra pittura e fumetto, tra il rigore dell’accademia e la libertà di un linguaggio popolare e personalissimo.
Il segno, nella visione di Pazienza, è un punto di frizione tra istinto ed equilibrio, un microscopico campo di battaglia in cui gesto e riflessione si incontrano. Da questo nucleo energetico nasce tutto: ritmo, narrazione, immagine. La mostra mette in scena proprio questo: la costruzione di un lessico espressivo unico, un laboratorio in cui il fumetto smette di essere un genere e diventa forma d’arte.
Il titolo scelto dai curatori esprime perfettamente la duplice natura dell’artista. La sua è una “matematica” fatta di intuizioni improvvise e calcoli invisibili, di libertà solo in apparenza incontrollata. Dietro la furia del tratto — che nei lavori maturi esploderà con i volti taglienti di Zanardi, con la dolente confessione di Pompeo, con la coscienza lisergica di Pentothal — c’è una struttura solida, una sintassi grafica che rende possibile l’impossibile equilibrio tra eleganza e nevrosi, ironia e disperazione.
Il percorso espositivo intreccia cronologia e temi, restituendo non solo l’evoluzione tecnica e stilistica dell’autore, ma anche il contesto culturale in cui crebbe. Una sezione fondamentale è dedicata al Laboratorio d’Arte Convergenze, la galleria pescarese fondata da Peppino D’Emilio e attiva dal 1973 al 1981: un luogo di fermento e dialogo generazionale, di cui Pazienza fu precoce protagonista.
Roma: il secondo capitolo
Nella primavera del 2026 il progetto approderà a Roma, nella sede principale del MAXXI. Qui la mostra si trasformerà, assumendo una nuova forma, con opere differenti e un allestimento concepito per restituire altri aspetti della parabola creativa di Pazienza. Sarà un secondo capitolo complementare, pensato per offrire uno sguardo più ampio sul suo lascito artistico e sulla sua influenza nel fumetto contemporaneo.
Il progetto del MAXXI ha il merito di restituire la radicalità di un autore che ha saputo portare il fumetto oltre sé stesso, fino a farlo vibrare alle frequenze dell’arte. Non c’è nostalgia in questo omaggio, ma il riconoscimento di un’eredità che continua a parlare al presente: il segno come linguaggio totale, come gesto che interpreta un mondo febbrile, ironico e vulnerabile.
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