Nicola Pietrangeli, uno dei protagonisti assoluti del tennis italiano del Novecento, è morto oggi a Roma all’età di 92 anni. Con oltre vent’anni di attività sportiva alle spalle, è stato l’unico tennista italiano inserito nella Hall of Fame internazionale.
Nato a Tunisi nel 1933, Pietrangeli fu tra i dieci migliori giocatori al mondo fra la fine degli anni ’50 e la metà degli anni ’60. Si affermò soprattutto sulla terra battuta, vincendo il Roland Garros nel 1959 e nel 1960, nonché gli Internazionali d’Italia nel 1961. Partecipò 22 volte agli Internazionali d’Italia e 20 al Roland Garros, raggiungendo in quest’ultimo quattro finali complessive.
Il suo contributo alla Coppa Davis rimane uno dei dati più rilevanti della sua carriera: con 164 match disputati e 120 vittorie, detiene il record italiano della competizione. Ritiratosi dall’attività agonistica nel 1971, proseguì nel tennis come capitano non giocatore della squadra nazionale.
Sotto la sua guida, l’Italia conquistò nel 1976 la sua prima Coppa Davis, battendo il Cile a Santiago. La trasferta si svolse in un contesto politico complesso, a causa della dittatura di Augusto Pinochet, e fu accompagnata da polemiche e richieste di boicottaggio. Pietrangeli sostenne la scelta di partecipare, affermando che rinunciare avrebbe significato “regalare la Davis a Pinochet”.
La finale è ricordata anche per la decisione di Adriano Panatta e Paolo Bertolucci di indossare magliette rosse nel match di doppio, gesto interpretato come un riferimento simbolico alla repressione politica cilena.
Il nome di Pietrangeli è stato spesso affiancato a quello di Adriano Panatta, con il quale condivise una rivalità sportiva e, in anni più recenti, diverse polemiche a distanza. I due rappresentano generazioni differenti del tennis italiano: Pietrangeli, attivo dagli anni ’50, e Panatta, protagonista degli anni ’70.
Negli ultimi anni Pietrangeli è tornato spesso al centro dell’attenzione per alcune dichiarazioni rivolte a Jannik Sinner. La polemica ebbe il suo apice nell’ottobre 2025, quando Sinner rinunciò alla convocazione in Coppa Davis. Pietrangeli definì quella scelta “uno schiaffo al mondo sportivo italiano” e criticò il giocatore altoatesino per aver privilegiato tornei di esibizione molto remunerativi rispetto all’impegno con la nazionale.
In quelle occasioni espresse anche giudizi sul tennis moderno, che riteneva fortemente condizionato dagli aspetti economici, in contrasto con lo “spirito più romantico” che, secondo lui, caratterizzava il tennis della sua generazione.
Pietrangeli lascia un’eredità significativa in termini di risultati sportivi e di presenza nella storia della Coppa Davis. La sua carriera ha attraversato trasformazioni tecniche e culturali del tennis, restando un punto di riferimento per più generazioni di appassionati e addetti ai lavori.
La camera ardente è prevista mercoledì dalle 9 alle 14 circa allo stadio di tennis a lui intitolato al Foro Italico a Roma. I funerali si terranno lo stesso giorno. Lo apprende l’AGI da fonti della famiglia


