“Brunello, il visionario garbato”: Tornatore racconta l’umanesimo di Cucinelli in un film-manifesto

venerdì, 5 Dicembre 2025
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Arriva nelle sale il 9, 10 e 11 dicembre, distribuito da 01 Distribution in un’uscita-evento di tre giorni, Brunello, il visionario garbato, il nuovo documentario di Giuseppe Tornatore con musiche di Nicola Piovani. Un ritratto intimo e potente di Brunello Cucinelli, ma soprattutto della sua idea di capitalismo umanistico: un modello che parla di dignità, equilibrio, benessere e responsabilità.

Presentato alla stampa nella sala monumentale del Teatro dell’Opera di Roma, il progetto nasce da un desiderio diretto di Cucinelli: “Ho voluto questo film ora, quando ero ancora in vita, perché si sapesse che ero una brava persona”, racconta l’imprenditore con il suo abituale sorriso. Tornatore rivela di essere stato coinvolto quasi suo malgrado: “Non sapevo nulla di Brunello. Un lungometraggio? Una pubblicità? Cercavo di defilarmi, ma mentre gli dici di no… lui ti frega. Sei già dentro”.
La chiave narrativa arriva da una scoperta: la passione del protagonista per il gioco delle carte. “Ho raccontato tutto come fosse una partita”, dice il regista.

Per Cucinelli, scopa, briscola e tresette non erano solo giochi: erano formazione esistenziale e disciplina logica. Ricorda un episodio d’infanzia, quando un elegante avventore cercò “un coglioncello da fregare”. “Mi giocavo un amaro. Gli ho fatto scopa un sacco di volte usando sempre lo stesso sette. Quanto mi sono divertito!”. Da lì, una convinzione: “La matematica mi è servita tanto: nelle trattative, se fai il calcolo al volo sei avvantaggiato. Come diceva Pitagora, la matematica è la legge dell’universo”.

Il film torna nei luoghi dell’infanzia. “Sono andato a cercare la casa dove è nato”, dice Tornatore, “e invece di trovarla circondata da ville moderne era abbandonata, nel nulla. Ho deciso di girare tutto lì. E Brunello se l’è comprata.” Cucinelli aggiunge: “Ho visto il mare e la prima donna in costume a 14 anni. Mai vista la tv, non avevo informazioni quotidiane. Ancora oggi temo che la tv mi rubi il tempo per discutere con le stelle e il fuoco”.

Il cuore dell’intero film è l’idea di lavoro come luogo di vita e di umanità. Nessun orario di ingresso, ambienti luminosi, aria, buon cibo: “L’ambiente ci modella”, afferma Cucinelli. “Si lavora bene se si vive bene”. L’azienda come comunità, luogo di confronto e bellezza. “La prima balla di grano era della comunità: ci vuole equilibrio tra profitto e dono”.

L’etica è chiara e intransigente: “Da noi, se offendi qualcuno, sei licenziato. Non capisco perché si debba offendere un essere umano. Gli operai sono anime pensanti”. E aggiunge con ironia: “Non sarò esperto di tecnologia, ma conosco l’animo umano”.

Nicola Piovani racconta di aver trovato subito il centro emotivo del progetto. “Un giorno dissi che il male del nostro tempo è la religione del massimo profitto. Il giorno dopo mi chiamò Brunello. Ho capito che il cuore del film era questo suo capitalismo nuovo e umano”. Nel documentario appare anche l’attore Saul Nanni, unico interprete professionista. “La cosa più importante era saper giocare a carte”, scherza.  Su Tornatore dice: “Sa esattamente cosa vuole e te lo comunica con due o tre parole”.

A pochi giorni dall’uscita, Brunello, il visionario garbato appare non solo come un documentario biografico, ma come un vero manifesto esistenziale. Propone l’idea di un’impresa intesa come luogo di cura, dove “si lavora bene se si vive bene”, e dove la luce — quella del sole negli uffici e quella dell’anima nelle persone — possa orientare l’economia del futuro. Un film che non si limita a raccontare un uomo, ma suggerisce un mondo possibile.

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