La guerra in Ucraina è sempre al centro del dibattito poltico in Italia. In Parlamento il confronto si è acceso dopo le parole di Vladimir Putin, che ha definito “maiali” i leader europei, aprendo un fronte che per le opposizioni evidenzia l’assenza di una risposta politica chiara e unitaria da parte del governo. Tutte le interviste raccolte da Lo Speciale.
Ucraina e parole di Putin, le interviste con le reazioni italiane
A sottolinearlo è stato Carlo Calenda, che ha denunciato il silenzio dell’Aula di fronte all’attacco del presidente russo: “Io sono stato ieri l’unico in aula a chiedere una risposta di tutta l’aula al fatto che il presidente Putin ha definito maiali, affaristi, i leader europei, quindi la stessa presidente Meloni, il presidente Draghi e gli altri leader europei”, ha detto a Lo Speciale, aggiungendo che nel lungo dibattito parlamentare “non ha detto niente nessuno”. Secondo il leader di Azione, mentre la guerra entra in una fase sempre più delicata, il Parlamento si sarebbe perso in discussioni marginali: “Ieri abbiamo parlato intensamente della pizza, del kebab e anche della pastarella”, ha affermato, parlando di un confronto “demenziale” mentre, a suo giudizio, l’Occidente evita di affrontare la realtà. “O aiutiamo gli ucraini o i russi avvicineranno un attacco diretto all’Europa”, ha avvertito, accusando la politica di costruirsi “l’idea che non sia vero”.
Sul tema degli asset russi congelati, la maggioranza rivendica invece una linea di prudenza. Per la Lega, Claudio Borghi ha ribadito che “sugli asset è stato molto chiaro: la risoluzione era chiara ed è stata chiara anche il presidente Meloni”, sottolineando che ogni decisione deve poggiare su “solidissimi presupposti giuridici”, per evitare che l’Italia si trovi a pagare “per la fretta o l’avventatezza della Von der Leyen”.
Una posizione che le opposizioni giudicano ambigua e dannosa per il ruolo europeo del Paese. Riccardo Magi ha parlato apertamente di un arretramento politico, sostenendo che “ieri è andato in scena da parte del governo Meloni un tradimento dell’Europa”, mascherato da abilità retorica ma privo, nei fatti, di una posizione chiara sia sull’uso degli asset russi sia sull’impegno dell’Italia per una difesa comune europea.
Sul piano politico e giuridico, Angelo Bonelli ha ribadito una condanna netta del Cremlino: “Per noi Vladimir Putin è un criminale di guerra”, ha detto, ricordando il mandato di arresto della Corte penale internazionale e rivendicando una linea coerente contro chi viola il diritto internazionale, “in Russia come in Israele”.
Più critica sul piano diplomatico è stata Barbara Floridia, secondo cui il modo in cui Italia ed Europa hanno affrontato il conflitto “non ha portato a nulla se non a un disastro praticamente sul campo di battaglia, soprattutto diplomatico”. Un fallimento che, a suo avviso, contrasta con la tradizione diplomatica europea.
A fotografare l’ambiguità della linea italiana è stato anche Enrico Borghi, che ha definito la posizione del governo “un po’ scritta da Mogol Battisti: io vorrei, non vorrei, ma se vuoi”. Secondo Borghi, l’Italia dice di stare con Kiev ma senza assumere scelte conseguenti, tra stop alle armi, aiuti limitati e il rifiuto di intervenire sugli asset russi, una strategia che “determina una marginalità del nostro Paese e un’ambiguità di fondo all’interno del governo”. Una situazione che, a suo giudizio, spiega anche il nervosismo di Putin, emerso dopo la riunione di Berlino che ha segnato un maggiore protagonismo europeo sul dossier ucraino.
Per il Partito democratico, Antonio Nicita ha definito la posizione dell’esecutivo “ambigua e insufficiente” in un momento che richiederebbe “chiarezza e certezza” per difendere la centralità europea. Nicita ha chiesto più coraggio sull’utilizzo degli asset russi e una pace che tuteli “la dignità del popolo ucraino ma anche il ruolo dell’Europa”, ricordando che l’Italia resta un Paese fondatore dell’Unione. Le parole di Putin sugli europei “maiali”, ha aggiunto, si inseriscono in una narrazione dell’Europa in declino che, secondo il Pd, va respinta con una linea politica più forte e coerente.



