Quasi tre quarti della superficie terrestre sono coperti dall’acqua: circa il 70% del nostro pianeta, in gran parte costituito dagli oceani. Un mondo immenso, profondo e ancora in larga parte sconosciuto, eppure decisivo per l’equilibrio globale della Terra. Dall’andamento delle correnti oceaniche all’evoluzione dei fondali, dalla temperatura e salinità delle acque fino all’impatto su flora e fauna marine, conoscere ciò che accade sotto la superficie è una delle nuove grandi frontiere della scienza.
Se i satelliti offrono uno sguardo prezioso dall’alto, il vero salto di qualità arriva dal monitoraggio “dal basso”: osservare fondali e acque profonde in tempo reale è essenziale per comprendere uno dei principali polmoni dell’ecosistema terrestre. Ed è proprio qui che entra in gioco WSense, startup italiana che punta a portare le comunicazioni wireless negli abissi marini.
Il 70% del pianeta che conosciamo meno di Marte
Paradossalmente, conosciamo meglio la superficie di Marte che gran parte degli oceani terrestri. Eppure attorno a questo mondo sommerso ruota un mercato enorme: solo in Europa vale oltre 170 miliardi di euro e cresce a ritmi superiori al 30% annuo. WSense ha deciso di mettere questo 70% del pianeta al centro della propria ricerca, sviluppando tecnologie di comunicazione pensate appositamente per l’ambiente sottomarino. La giovane scale up ha recentemente raccolto 7,2 milioni di euro in un pre-round di Serie B, che si aggiungono agli 11 milioni già ottenuti nel 2023. Risorse che serviranno a portare avanti una visione ambiziosa: creare sistemi wireless in grado di migliorare il monitoraggio dei fondali e rendere possibile la comunicazione sott’acqua e tra il mare e la superficie.
Un wireless tutto da reinventare
“Portare il Wi-Fi sott’acqua non significa semplicemente isolare la tecnologia dall’acqua”, spiega l’amministratrice delegata Chiara Petrioli. “I segnali devono essere trasmessi in modo completamente diverso. Perché tutto funzioni, è necessario ripensare ogni cosa, e noi lo stiamo facendo”.
WSense si definisce un’azienda di ocean tech e punta ad abilitare l’Internet of Underwater Things (IoUT), creando reti subsea wireless innovative e performanti. L’obiettivo è rendere interoperabili e affidabili le comunicazioni tra sensori subacquei di diversi produttori e veicoli autonomi, così da rendere il mondo sottomarino più gestibile e monitorabile.
L’ispirazione arriva anche dalla natura. “Abbiamo imparato dai mammiferi marini”, racconta Petrioli. “Per le lunghe distanze utilizziamo comunicazioni acustiche multi-frequenza, mentre per quelle brevi sfruttiamo la comunicazione ottica a LED, con segnali impercettibili all’occhio umano”.
AI e dati in tempo reale dagli abissi
Lo sviluppo delle reti wireless sottomarine procede su un doppio binario, supportato dall’intelligenza artificiale. L’AI consente di affrontare le criticità imprevedibili dell’ambiente marino, raccogliendo dati mai ottenuti prima e trasmettendoli in tempo reale e in modo continuo. Grazie a queste soluzioni, WSense è in grado di digitalizzare e monitorare l’ambiente sottomarino a profondità comprese tra i 300 e i 3.000 metri, contribuendo anche all’ottimizzazione dei processi produttivi della cosiddetta economia blu. La sfida è chiara: riconfigurare completamente i sistemi tecnologici per adattarli al dominio sottomarino.
Infrastrutture critiche, energia e ambiente
I settori più interessati a queste tecnologie sono tre: infrastrutture critiche, energia e monitoraggio ambientale. Basti pensare ai 552 cavi sottomarini che attraversano le dorsali oceaniche: nei loro 1,4 milioni di chilometri passa il 98% delle telecomunicazioni digitali globali. Un’infrastruttura fondamentale, ma difficile da controllare e proteggere.
WSense punta a migliorare i sistemi di sorveglianza e allerta, fornendo informazioni per il monitoraggio strutturale, sismico e acustico, oltre alla segnalazione di potenziali rischi. Gli stessi dati sono preziosi anche per il settore energetico, soprattutto in vista della crescita dell’offshore, che richiede soluzioni di monitoraggio più sostenibili. L’azienda propone reti di droni sottomarini connessi via Wi-Fi e localizzabili, in grado di sostituire le grandi e costose navi tradizionalmente utilizzate.
Proteggere la biodiversità marina
La possibilità di osservare il mondo sottomarino in modo continuo e prolungato apre nuove prospettive anche per la tutela della biodiversità marina. Un patrimonio ricco e fragile, ancora poco conosciuto, che potrebbe finalmente essere monitorato in modo efficace. WSense opera sia in acque profonde sia, soprattutto, in quelle costiere, dove cresce la domanda di dati in tempo reale su correnti, maree, onde e rumore sottomarino. A questi si aggiungono parametri cruciali come temperatura, ossigeno disciolto, anidride carbonica, pH, salinità, nitrati e fosfati. Informazioni fondamentali per la ricerca scientifica e per raggiungere gli obiettivi di protezione della biodiversità fissati dall’Unione europea al 2030, ma anche per aziende e istituzioni chiamate a dimostrare la sostenibilità delle proprie attività.
Le tecnologie WSense trovano applicazione anche nel settore delle energie rinnovabili, ambito in cui l’azienda sta stringendo partnership strategiche. Già presente in Norvegia, la scale up nata come spin off dell’Università La Sapienza di Roma guarda ora al resto d’Europa e al Medio Oriente. Il piano passa dal raggiungimento della piena maturità tecnologica delle soluzioni sviluppate e dall’assunzione di circa trenta nuovi talenti nel breve periodo. “Non è stato facile partire da un Paese che non sempre supporta le piccole realtà”, conclude Petrioli. “La sfida è ambiziosa, ma si può vincere. È una partita che va giocata: come Paese non possiamo permetterci di perdere un’altra opportunità”.
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