Funerali Riccardo Minghetti migliaia all’eur per ultimo saluto, la commozione della madre: “Ricordo suo ultimo bacio” | Video

mercoledì, 7 Gennaio 2026
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La Basilica dei Santi Pietro e Paolo all’Eur si è riempita ben oltre la sua capienza per l’ultimo saluto a Riccardo Minghetti, il sedicenne romano morto nella strage di Crans-Montana. Un dolore collettivo ha accompagnato l’arrivo del feretro, scortato dalla madre Carla, in un silenzio carico di commozione, rotto solo dai singhiozzi e dagli abbracci tra amici, compagni di scuola, familiari.

Funerali Riccardo Minghetti, l’arrivo del feretro

Ad accoglierlo le autorità istituzionali : il presidente della Regione Lazio Francesco Rocca e il sindaco di Roma Roberto Gualtieri. Tra i presenti anche il ministro per lo Sport e i Giovani Andrea Abodi e il ministro della Salute Orazio Schillaci. Ma a colpire più di ogni altra cosa è stata la presenza massiccia di giovanissimi: centinaia di ragazzi, molti dei quali compagni di classe e di scuola del liceo Cannizzaro, arrivati per salutare Riccardo con gli occhi lucidi e il volto segnato da una tragedia difficile anche solo da comprendere.

La folla ha invaso anche le scale esterne della Basilica, rimaste gremite per tutta la durata della funzione. Poco prima dell’inizio, Carla, parlando con i cronisti, ha chiesto con voce ferma ma spezzata di non fotografare la figlia Matilde, visibilmente provata: “Non fate foto a mia figlia, è traumatizzata”.

Durante l’omelia, monsignor Andrea Manto, vicario episcopale per la Pastorale, ha dato voce al sentimento comune: “Di fronte a un dolore così grande le parole non bastano, ma esserci oggi è già un segno”. Ha ricordato Riccardo come un ragazzo pieno di vita, amante dello sport, degli amici e della famiglia, affidando alla fede l’unica certezza possibile in un momento così lacerante: “La vita è qualcosa di meraviglioso e la morte non ha l’ultima parola”.

Tra i banchi, stretti l’uno all’altro, i ragazzi del Cannizzaro ascoltavano in silenzio. Francesca, una compagna di scuola, ha affidato ai cronisti un pensiero che è diventato quasi un appello collettivo: “Non do la colpa a una sola persona. La responsabilità è di più fattori. Questo episodio non deve accadere, mai più”. Parole semplici, ma cariche di consapevolezza, accompagnate dal ricordo di un gesto quotidiano che racconta chi fosse Riccardo: “Durante un periodo molto triste, perché ero andata male in un giorno per un voto, mi è venuto accanto nei corridoi. Mi ha detto: ‘Guarda, non ti preoccupare, va tutto bene. È soltanto un voto, puoi sistemare qualunque cosa, ci sono io’”. “Da lì ho capito che persona fosse e l’ho sempre rispettato in qualsiasi circostanza. Preferisco pensare di averlo ancora accanto, perché così sento che lui è ancora qui, tra di noi”.

Al termine della funzione, è stato il padre Massimo a prendere la parola davanti a una Basilica ancora colma. “La vostra presenza oggi racconta più di tante parole chi era Riccardo”, ha detto con la voce rotta dall’emozione. Ha parlato di una vita breve ma intensa, vissuta con entusiasmo, sensibilità e generosità, e si è rivolto agli amici del figlio invitandoli a continuare a vivere “con lo stesso entusiasmo e la stessa passione di Riccardo”. Poi un pensiero che ha allargato il dolore oltre la dimensione personale: “Non ricordate solo loro, ma tutte le 40 vittime”.

Subito dopo, la madre Carla ha parlato con una calma che ha commosso l’intera folla. “Riccardo aveva un cuore grande, tenero e gentile, dietro la sua ironia e l’irrequietezza nascondeva una profonda sensibilità. Ci ha fatto faticare, ma era buono”, ha detto. Ha ricordato gli ultimi giorni trascorsi a Crans-Montana: “Negli ultimi giorni a Crans era felice, stava diventando un bell’uomo, in tutti i sensi. Signore, ti affidiamo lui e gli altri, preghiamo per tutti”. Poi un pensiero speciale: “Un abbraccio a Manfredi che ho visto nascere. Speriamo guarisca presto”.

L’uscita del feretro tra gli applausi e il dolce ricordo della madre Carla

Quando il feretro ha lasciato la Basilica, un lungo applauso ha accompagnato l’uscita. La nonna, sopraffatta dal dolore, si è appoggiata alla bara in un ultimo gesto di carezza. I genitori sono scesi lentamente le scale, accolti dall’abbraccio di una folla rimasta fino alla fine.

Carla è stata l’unica a fermarsi ancora a parlare con i giornalisti, affidando un ricordo intimo dell’ultimo istante vissuto con il figlio: “Eravamo in coda alla seggiovia. Io sciavo con i miei amici e lui con i suoi. Mi ha chiamato e mi ha detto ‘Mamma, mamma!’. Si è chinato e si è fatto dare un bacio”. Un ultimo gesto d’amore, diventato il simbolo di una giornata segnata da un dolore immenso, condiviso da un’intera città.

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