É polemica per le parole di Mizuho Umemura, membro della Camera dei Consiglieri e del partito populista Sanseito. La parlamentare ha etichettato come “inappropriata” l’approvazione e l’individuazione di nuovi terreni di sepoltura per i musulmani in Giappone.
Umemura ha precisato che agli stranieri che si stabiliscono in Giappone si dovrebbe chiarire che, in caso di morte, “possono essere cremati oppure avere le loro salme rimpatriate”, a loro spese.
Le dichiarazioni della deputata si inseriscono in un contesto già complesso. In alcune aree del Paese infatti, le proposte per la creazione di cimiteri musulmani dedicati, sono state respinte con la conseguente frustrazione da parte delle famiglie che desiderano luoghi di sepoltura che siano conformi alla propria fede.
Le regioni dietro tale scelta, come spiegato dai funzionari locali, sono diverse: in primo luogo, la cremazione é divenuta lo standard pratico in tantissime zone giapponesi, dunque i cimiteri “adatti alla sepoltura” scarseggiano e crearne nuovi risulta essere una scelta politicamente sensibile. A ciò si aggiungono anche i timori ambientali, legati in particolare alla contaminazione delle falde agricole in prossimità dei siti proposti. Anche la comunità locale pare essere contraria: alcuni residenti avrebbero espresso un certo disagio verso pratiche funerarie a loro sconosciute, spingendo i leader a non approvare i piani.
Ciò si va a sommare con l’idea che la creazione di cimiteri speciali potrebbe comportare separazione religiosa piuttosto che integrazione e che le risorse locali dovrebbero essere destinate principalmente ai residenti e alle consuetudini tradizionali.
Al contrario, i sostenitori della creazione di cimiteri ad hoc, ritengono che la negazione del diritto alla sepoltura risulti essere altamente discriminatoria e irrispettosa.



