Quello che é apparso agli occhi del mondo e che i media mainstream hanno amplificato a dismisura, é che gli Stati Uniti, con l’arresto del presidente Nicolas Maduro, hanno preso nelle loro mani il controllo del Venezuela. Lo stesso presidente Usa Donald Trump ha dichiarato che ormai “noi governiamo il Venezuela”.
Ma le cose non stanno così.
Trump vorrebbe commercializzare il greggio proveniente dal Venezuela in quantità industriali e cioé fino a 50 milioni di barili. Il problema é che negli ultimi venti anni la Cina Popolare é diventata il fulcro dell’industria petrolifera venezuelana, in quanto fornisce al paese sudamericano tecnologia di raffinazione, sistemi di purificazione del greggio pesante, progettazione delle infrastrutture, software di controllo, logistica dei pezzi di ricambio, etc.. Ebbene, la conversione del settore petrolifero venezuelano da cinese in americano richiederebbe dai tre ai cinque anni e cospicui investimenti. Ma, esperti del settore petrolifero statunitense hanno fatto presente che la situazione in Venezuela resta troppo instabile perché si possano investire grandi quantità di denaro. Proviamo a immaginare Trump, che tenta di governare un paese di ventotto milioni di persone, che per la gran parte odiano i “gringos”. Con la “milizia bolivariana”, alla quale Maduro ha consegnato le armi, che scatena la guerriglia … Forse anche peggio del Vietnam. Ecco dunque che arriva l’aiuto di Mosca. Secondo il Washington Post, in questa situazione critica di stallo, la Federazione Russa ha promosso un’iniziativa per prevenire il caos e la violenza nel paese latino americano. Il presidente russo Vladimir Putin ha espresso la sua disponibilità a fornire garanzie di sicurezza personale a Nicolas Maduro e a concedergli asilo politico. Putin ha suggerito inoltre un via per una transizione pacifica del potere, con garanzie di stabilità. Questo piano é stato comunicato alla Casa Bianca tramite il Vaticano: il cardinale Pietro Parolin, in un incontro di emergenza con l’ambasciatore Usa, ha esortato Washington ad esercitare pazienza diplomatica e a consentire al leader venezuelano di dimettersi volontariamente, preservando al contempo i suoi beni e la sua vita. Nella scena internazionale si staglia così da una parte la diplomazia russa, che cerca di prevenire disordini nella regione, dall’altra parte il pistolero the Donald, che vuole impadronirsi con la forza del Venezuela, del Canada e della Groenlandia. Chi vincerà: la diplomazia o la forza bruta?
