Mercosur, regge fiducia a Von der Leyen. Tajani: “Può esserci applicazione provvisoria”

giovedì, 22 Gennaio 2026
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L’accordo tra Unione europea e Mercosur continua a far discutere a Bruxelles e si trasforma, ancora una volta, in terreno di scontro politico attorno alla figura di Ursula von der Leyen. Il Parlamento europeo, riunito in plenaria a Strasburgo, ha infatti respinto una nuova mozione di censura contro la presidente della Commissione, confermando la fiducia all’esecutivo comunitario con un’ampia maggioranza. I voti contrari sono stati 390, contro 165 favorevoli e 10 astensioni.

L’iniziativa era stata promossa dal gruppo dei Patrioti per l’Europa, che riunisce forze sovraniste e nazionaliste come la Lega, il Fidesz del premier ungherese Viktor Orbán e il Rassemblement National di Marine Le Pen e Jordan Bardella. Nel mirino, la scelta della Commissione di portare avanti la firma dell’accordo commerciale con i Paesi del Mercosur, giudicato da questi partiti squilibrato e potenzialmente dannoso per alcuni settori strategici europei, a partire dall’agricoltura.

Non è però la prima volta che von der Leyen finisce sotto attacco nell’Eurocamera. In poco più di sei mesi sono già quattro le mozioni di sfiducia presentate contro la Commissione, tutte respinte senza che si sia mai avvicinata la maggioranza qualificata necessaria per far cadere l’esecutivo. Dal caso Pfizergate fino alle critiche sulla politica commerciale, Strasburgo è diventata un campo di confronto permanente, ma la presidente è sempre riuscita a superare indenne ogni voto.

Mercosur, le parole di Tajani e Lollobrigida

Sul fronte italiano, invece, l’accordo Ue-Mercosur viene letto come una leva strategica per rafforzare il commercio internazionale. Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha ribadito in Senato la posizione favorevole del governo, sottolineando l’importanza di andare avanti anche dopo la decisione del Parlamento europeo di chiedere il parere della Corte di giustizia. “Col Mercosur mi auguro che si possa fare un passo in avanti anche dopo la decisione del Parlamento europeo di chiedere il giudizio della Corte. Ci può essere anche un’applicazione provvisoria: questo significherà avere altri 14 miliardi in più per quanto riguarda il nostro commercio internazionale”, ha dichiarato durante il question time.

A difendere l’intesa è intervenuto anche il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida, che ha rivendicato il ruolo attivo dell’Italia nella riscrittura di alcune parti dell’accordo. “Questo accordo Mercosur non è quello di un anno fa. Noi come Italia abbiamo lavorato e sfruttato la nostra posizione di forza per ottenere dei risultati”, ha spiegato in Senato. Secondo Lollobrigida, l’intesa oggi include tutele che prima non erano previste, in particolare per il comparto agricolo. “L’accordo di un anno fa non prevedeva garanzie aggiuntive per il settore agricolo e ora sono presenti proprio grazie al lavoro del Governo italiano”, ha aggiunto, ringraziando Tajani e la presidente del Consiglio Giorgia Meloni per l’azione diplomatica condotta a Bruxelles.

Tra i risultati rivendicati, il ministro ha citato l’introduzione di una clausola di salvaguardia, il cosiddetto “freno a mano”, che consentirebbe di ripristinare i dazi in caso di aumenti significativi delle importazioni o dei prezzi dei prodotti agricoli anche in un solo Paese dell’Unione. Una soglia che, ha sottolineato Lollobrigida, è stata progressivamente abbassata fino al 5 per cento proprio su richiesta dell’Italia.

Resta però l’incognita dei tempi sul piano giuridico. Non esiste infatti una scadenza precisa entro cui la Corte di giustizia dell’Unione europea debba esprimersi sulla compatibilità dell’accordo con i Trattati. Il regolamento prevede soltanto che il parere venga emesso nel più breve tempo possibile, dopo aver ascoltato l’avvocato generale. In base ai precedenti più recenti, le valutazioni della Corte hanno richiesto periodi compresi tra circa un anno e mezzo e oltre due anni, senza che sia prevista una procedura accelerata.

Un altro nodo riguarda l’ipotesi di un’applicazione provvisoria dell’intesa da parte della Commissione europea, prima del via libera definitivo. Una scelta che solleva interrogativi su come potrebbe conciliarsi con un eventuale giudizio negativo della Corte. Uno scenario che potrebbe essere preso in considerazione dalla stessa Corte nel suo parere, ma che al momento resta tutto da chiarire.

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