Il congresso nazionale di Democrazia Sovrana e Popolare, ospitato all’Hotel Ergife di Roma, ha visto la partecipazione di diversi ospiti internazionali, diventando il palcoscenico di una forte presa di posizione contro l’Unione Europea e contro quello che il movimento definisce il declino politico ed economico dell’Italia. Lo Speciale ha intervistato il coordinatore nazionale Marco Rizzo e il presidente Francesco Toscano, raccogliendo una linea politica netta, radicale e dichiaratamente anti-europea.
Al centro delle polemiche, la presenza del ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov, ma per Rizzo il valore dell’evento va ben oltre il singolo nome. “Qui oggi è rappresentato un terzo del mondo in termini di popolazione, ma noi abbiamo un progetto per l’Italia”, rivendica. “Non c’è solo Lavrov, ci sono ospiti statunitensi molto vicini a Trump, ci sono 18 Paesi rappresentati dalle ambasciate. Il nostro obiettivo è evitare il declino dell’Italia: eravamo la quarta o quinta potenza, oggi siamo l’ottava o nona, tra dieci anni saremo al ventitreesimo posto. Il compito della politica è evitare questo declino”.
Secondo il leader di Dsp, la risposta passa da un’alleanza sociale tra classi lavoratrici, ceto medio e piccola e media impresa, per contrastare quello che definisce “il controllo delle élite finanziarie che stanno distruggendo l’Europa e l’Occidente”. Una lettura condivisa e rilanciata con toni ancora più duri da Toscano, che difende senza esitazioni la scelta di invitare Lavrov. “Mi stupisco dello stupore, perché la nostra piattaforma politica nasce contro l’Europa. Noi individuiamo nell’Unione Europea il nemico strategico. È un grumo impazzito, pericoloso e volgare che rappresenta oggi il pericolo massimo per la sicurezza, la pace, la stabilità, il progresso e la democrazia”.
Per Toscano, una convergenza tra Stati Uniti e Russia non solo è possibile, ma auspicabile. “Noi crediamo che una convergenza, anche estemporanea, fra gli Stati Uniti di Trump e la Russia di Putin possa completare, su una linea di continuità storica, un moto di liberazione che non si è completato con la fine della Seconda guerra mondiale”. Nel mirino resta soprattutto l’assetto geopolitico europeo, giudicato subalterno alla Germania: “Quest’Europa tornata sotto il tallone della Germania comincia a dare problemi molto seri che sono evidenti in ogni angolo del mondo, tranne che all’interno dell’Europa stessa”.
Sul fronte politico interno, entrambi prendono le distanze da Roberto Vannacci, spesso indicato come possibile alleato naturale. “Vannacci dice delle cose, poi fa il vicesegretario della Lega che vota la guerra e sta in un governo che accetta il Mercosur”, afferma Rizzo. “La politica non è la presa in giro per gli elettori: bisogna avere titolarità e coerenza, noi ce l’abbiamo”. Toscano rincara la dose: “Io non sono certo che Vannacci sia un fenomeno politico. Mi sembra piuttosto un personaggio costruito con metodi che riconosciamo, che hanno molto a che fare con la costruzione estemporanea di personaggi e poco con l’agire politico”.
I due intervengono anche sulle tensioni esplose alla Camera dei Deputati, dove una conferenza stampa sulla “rimigrazione” è stata annullata tra proteste, giornalisti e manifestanti. Per Rizzo si tratta del solito schema: “È il teatrino destra-sinistra, fascismo-antifascismo. Dopo 80 anni dalla guerra bisogna fare un discorso di pacificazione e costruire un’ipotesi del popolo italiano contro l’élite finanziaria. Sulle questioni economiche fondamentali e sulle politiche internazionali votano allo stesso modo: sono due facce della stessa medaglia”.
Toscano sceglie invece il sarcasmo: “È stato un derby interessante, perché c’erano da una parte i tifosi dei nazisti contemporanei ucraini e dall’altra i nostalgici del fascismo italiano. Un bel derby, ma non ho visto la partita fino alla fine”. E rivendica una posizione radicale sulla libertà di espressione: “Io sono un volterriano vero, a me piace ascoltare anche le tesi più assurde, non fosse altro che per farsi due risate. Non nego a nessuno, neanche a un idiota, di parlare, perché le parole degli idioti servono a far risaltare quelle intelligenti degli altri”.
Alla domanda se avrebbe comunque partecipato all’iniziativa o messo la sua firma, Rizzo chiude senza ambiguità: “Noi facciamo politica per il popolo italiano, non facciamo propaganda”. Una sintesi che racchiude l’impostazione complessiva di Democrazia Sovrana e Popolare: rottura con l’Unione Europea, rifiuto delle categorie tradizionali di destra e sinistra e costruzione di un fronte politico dichiaratamente anti-élite.
Gli attacchi di Rizzo al Governo e alla politica
Secondo Marco Rizzo, “l’Unione Europea ha fallito su tutto e ha perso la guerra con la Russia, trascinando l’Italia in un declino economico, sociale e demografico senza precedenti”. Nel suo intervento nella relazione di apertura del congresso nazionale ha attaccato duramente l’intero sistema politico, sostenendo che “fa schifo la destra, fa più schifo la sinistra, perché oggi chi comanda in Italia non è la politica ma le banche e l’energia”. Rizzo ha poi denunciato la crisi della rappresentanza democratica, affermando che “quelli che se ne accorgono non vanno più a votare, mentre chi continua ad andare alle urne vota senza accorgersi di nulla”. Sul fronte sociale ha criticato l’assenza di riforme strutturali su sanità e pensioni, ribadendo che “sulle pensioni nessuno fa una proposta concreta e i lavoratori continuano a pagare anche costi che dovrebbero essere a carico dello Stato”. Infine, sul tema migratorio e internazionale, ha liquidato il Piano Mattei come “fuffa elettorale”, sostenendo che “con il governo Meloni gli immigrati sono aumentati” e che “bisogna ridare l’Africa agli africani e qui non deve entrare più nessuno”.
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