È partendo dall’informativa urgente resa alla Camera dal ministro dell’Interno Matteo Piantedosi che il tema della sicurezza torna prepotentemente al centro del dibattito politico. In Aula, il titolare del Viminale ha ricostruito gli scontri avvenuti a Torino durante il corteo in solidarietà con il centro sociale Askatasuna, delineando un quadro che, nelle sue parole, va ben oltre il singolo episodio e chiama in causa una strategia strutturata di violenza e destabilizzazione. L’informativa ha riacceso lo scontro tra Governo e opposizioni sulle misure di prevenzione, sul prossimo atteso pacchetto sicurezza e sulla gestione dell’ordine pubblico nelle piazze.
Scontri a Torino, Piantedosi: “Siamo di fronte a una strategia che mira a innalzare il livello dello scontro”
Nel suo intervento, Piantedosi ha parlato apertamente di una dinamica organizzata e non episodica: “Un dato che emerge dal lavoro preventivo delle nostre Forze di polizia è che disordini, violenze, danneggiamenti e devastazioni sono, al di là delle motivazioni contingenti, il vero obiettivo perseguito in molte occasioni. Siamo di fronte a una strategia che mira a innalzare il livello dello scontro con le istituzioni e che – per certi aspetti – richiama dinamiche squadristiche e terroristiche che hanno caratterizzato alcune fasi del nostro passato”.
Il ministro ha quindi fornito il bilancio ufficiale dei disordini: “Il bilancio degli incidenti è di 108 feriti tra gli operatori delle Forze dell’ordine, di cui 96 della Polizia di Stato, cinque dei Carabinieri e sette della Guardia di finanza”, ha riferito, aggiungendo che “sono state sottoposte a fermo 27 persone, 24 delle quali denunciate per resistenza a pubblico ufficiale, porto di armi improprie, travisamento e inottemperanza ai provvedimenti dell’autorità”. Piantedosi ha precisato che “tre persone sono state tratte in arresto per resistenza e violenza a pubblico ufficiale”, tra cui un ventiduenne denunciato anche per rapina dopo aver sottratto scudo e maschera antigas a un agente.
Nel rivendicare la linea del Governo, il titolare del Viminale ha respinto le accuse di voler introdurre scudi speciali per le forze dell’ordine: “Le misure contenute nel pacchetto sicurezza oggi vengono criticate da chi attribuisce gli incidenti esclusivamente ad asseriti deficit di prevenzione e non, come avvenuto, a una precisa determinazione criminale”, ha affermato. L’obiettivo, ha chiarito, è quello di “salvaguardare non solo gli agenti vittime di aggressioni, ma anche tutti i cittadini, senza per questo creare scudi di tipo immunitario”. In uno Stato di diritto, ha insistito, “le forze di polizia sono un baluardo della democrazia e della libertà” e “non devono essere bersagli mobili della delinquenza”.
Nel ricostruire il contesto della manifestazione, Piantedosi ha ricordato come il corteo fosse stato preceduto da un’assemblea nazionale a Torino durante la quale l’iniziativa era stata presentata come “una resa dei conti con lo Stato democratico” e lo sgombero di Askatasuna come l’evento che “alza l’asticella dello scontro”. Secondo il ministro, già in quella fase emergeva “una volontà dichiarata di portare il conflitto su un piano politico e simbolico, trasformando la piazza in uno spazio di contrapposizione permanente”.
Particolarmente duro il passaggio sul ruolo dei manifestanti cosiddetti pacifici: “È bene uscire da un’ulteriore ipocrisia riguardante la presunta distanza tra questi delinquenti e la gran parte dei manifestanti pacifici”, ha detto, spiegando che a Torino “molti hanno fatto scudo fisico, anche aprendo gli ombrelli, per impedire che potessero essere visti i gruppi più violenti nel momento in cui si travisavano e si attrezzavano per l’assalto”. Un comportamento che, secondo Piantedosi, dimostra come la violenza sia spesso coperta e facilitata da una parte della stessa area dei manifestanti.
Guardando al futuro, il ministro ha annunciato nuove misure di prevenzione con l’atteso nuovo decreto sicurezza: “Stiamo lavorando all’introduzione di specifiche misure come il fermo di polizia per soggetti potenzialmente pericolosi”, ha spiegato, ricordando che strumenti analoghi sono già presenti in altri ordinamenti europei “senza che nessuno gridi all’attentato alla democrazia”. L’obiettivo è “depotenziare i gruppi organizzati di facinorosi prima ancora che possano mettersi all’opera e innescare spirali di violenza”.
Piantedosi invita a votare una mozione unitaria sulla sicurezza
Nel finale dell’informativa, Piantedosi ha lanciato un appello diretto a tutte le forze politiche, invitandole a superare le divisioni e a costruire una risposta comune sul tema della sicurezza: “Credo che l’unanime condanna alle aggressioni e alle violenze viste a Torino rappresenti un indispensabile segnale di responsabilità e di moderazione”, ha affermato, avvertendo che senza questo passaggio “si rischia solo di inasprire il confronto e offrire il pretesto a chi vuole alimentare lo scontro”.
“L’auspicio è che tutte le forze politiche presenti in Parlamento riescano a trovare una sostanziale convergenza e condividere posizioni comuni per respingere, senza ipocrisie o infingimenti, ogni tentazione di blandire o giustificare queste espressioni eversive e antidemocratiche”, ha concluso il ministro, sostenendo le forze di polizia “attraverso l’individuazione di ulteriori misure di tutela da ogni violenza e forma di aggressione”. Un invito che apre ora alla possibilità di una mozione unitaria in Aula, su cui però la Sinistra chiede di leggere prima il testo e ribadendo come non si possa votare a scatola chiusa.



