Foti: “Per il territorio fondi ci sono, il problema è la capacità di spesa” | Video

mercoledì, 11 Febbraio 2026
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Il ministro per gli Affari europei, il Pnrr e le Politiche di coesione Tommaso Foti è intervenuto a margine dell’evento “Beyond Climate”, all’Auditorium della Tecnica di Confindustria a Roma, dove ha fatto il punto sulle risorse del Pnrr destinate ai territori, sulla capacità di spesa degli enti e sui principali dossier europei, in particolare sulle politiche per la competitività e sulle ultime intese tra Italia e Germania. Sfuggente invece sul tema della solidità della maggioranza dopo la fuoriuscita dei cosiddetti deputati “Vannacciani” passati dalla Lega al gruppo misto con il nuovo partito Futuro Nazionale. Le parole raccolte da Lo Speciale.

Foti sulle risorse Pnrr per il territorio

Entrando nel merito delle risorse, Foti ha ricordato gli stanziamenti già previsti e ha insistito soprattutto sul nodo dell’utilizzo effettivo dei fondi sul tema del dissesto idrogeologico e il progetto SIM: “Il Pnrr ha stanziato 500 milioni di euro perché lo stesso potesse realizzarsi, abbiamo stanziato 1.200 milioni di euro per il dissesto idrogeologico e 290 milioni per la parte riferita a quanto era accaduto in Emilia-Romagna negli anni precedenti”, ha spiegato, sottolineando che anche sul fronte della coesione restano margini ampi di impiego delle risorse. A questo proposito il ministro ha ribadito che “il vero problema non sia la ricerca di fondi ma la capacità di spesa”, indicando nella fase attuativa uno dei principali punti critici.

Il tema della capacità amministrativa, ha osservato, riguarda soprattutto gli enti chiamati a realizzare concretamente gli interventi. “Uno degli elementi fondamentali è la capacità amministrativa degli enti che devono realizzare, che spesso volentieri è alle prime fasi”, ha detto, ricordando che per le politiche di coesione nelle regioni del Sud sono state previste nuove assunzioni. “Abbiamo previsto l’assunzione di mille dipendenti amministrativi e mille dipendenti tecnici”, ha spiegato, evidenziando però che per i profili tecnici le difficoltà restano significative: “La richiesta di tecnici è decisamente superiore come domanda all’offerta perché ci siamo fermati a 370 persone idonee”.

Accanto alla progettazione, secondo il ministro, pesa anche il modo in cui vengono impostati gli interventi. Foti ha sottolineato che “la tendenza a parcellizzare gli interventi anziché a fare scelte strategiche” riduce l’efficacia della spesa e porta spesso a intervenire in emergenza anziché in prevenzione. Un aspetto che, ha aggiunto, rischia di riprodurre gli stessi problemi nel tempo: “Se si agisce soltanto sull’emergenza e non si va all’origine della frana è chiaro che nei prossimi anni avremo una ripetizione di quello che può essere l’evento calamitoso”.

Il ministro ha affrontato anche i temi europei, soffermandosi in particolare sulla competitività. “Il nostro è stato semplicemente un incontro volto a verificare quello che è un argomento fondamentale che è quello della competitività europea”, ha spiegato, indicando nel divario con le principali economie globali uno dei nodi centrali. “È proprio la competitività che parte dal ritardo che abbiamo nei confronti di Stati Uniti e Cina”, ha affermato.

Su questo fronte, ha aggiunto, è in corso un confronto con Berlino. “Vi è un’intesa con la Germania per proporre ad altri Paesi alcune misure che certo vanno discusse ma che a nostro avviso possono rappresentare finalmente una inversione di tendenza rispetto a un attendismo”, ha detto, sottolineando la necessità di arrivare a decisioni concrete nei prossimi appuntamenti europei perché “il gap che oggi ci separa da Stati Uniti e Cina e non solo è molto preoccupante”.

Concessioni idroelettriche e case green

Foti ha poi affrontato il tema delle concessioni idroelettriche, spiegando che il confronto è ancora aperto anche a livello europeo. “Sull’idroelettrico vi sono delle interlocuzioni per le quali la saggezza suggerisce di non fare previsioni”, ha osservato, evidenziando come la posizione di diversi Paesi stia evolvendo. Il principio, ha ribadito, è quello della parità di trattamento: “Se si deve andare a gara sull’idroelettrico questo non può essere una limitazione che riguarda soltanto l’Italia ma per un principio di pari trattamento deve riguardare tutta l’Europa”.

Secondo il ministro, la questione ha effetti diretti anche sugli investimenti, oggi in parte fermi. L’obiettivo, ha spiegato, è trovare soluzioni che consentano di mantenerli, ricordando che “questa è l’unica strada che si può percorrere per mantenere anzitutto un monte di investimenti che si dice oggi per l’Italia valga 14-15 miliardi di euro e che in questo momento è praticamente bloccato”.

Infine, il ministro si è soffermato sul tema delle case green e degli obiettivi europei sull’efficientamento energetico. “L’Italia sulle case green non è ferma”, ha detto, rivendicando i risultati già raggiunti: “Il primo step è il 16% e noi al 16% ci siamo”. Il prossimo passaggio, ha spiegato, richiederà nuovi provvedimenti: “È evidente che occorre uscire con dei decreti attuativi per arrivare al secondo step del 2030”.

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