Tre miliardi di euro. È questa la dimensione del nuovo decreto energia con cui il Governo prova a contenere l’impatto delle bollette su famiglie e imprese nel 2026. Una cifra rilevante, ma che va letta dentro un quadro più ampio: l’Italia continua ad avere uno dei costi elettrici industriali più alti d’Europa.
Secondo i dati di ARERA, nella bolletta elettrica una quota significativa non dipende dal costo dell’energia in sé, ma da oneri generali di sistema, trasporto, accise e IVA. Per molte imprese energivore questa componente supera ancora il 20% del totale. In pratica, un quinto della bolletta non è energia ma struttura del sistema.
Il decreto mette sul tavolo circa 3 miliardi di euro complessivi. Di questi, 315 milioni sono destinati al rafforzamento dei bonus per le famiglie vulnerabili. È previsto un contributo straordinario da 90 euro per chi già beneficia del bonus sociale e l’estensione della platea fino a ISEE di 25 mila euro. Misure utili, ma una tantum.
Sul fronte imprese si interviene su più leve. Riduzione di alcune componenti tariffarie per i grandi consumatori di gas oltre 80 mila metri cubi annui. Incentivazione dei contratti a lungo termine per le rinnovabili, i cosiddetti PPA, per stabilizzare i prezzi. Rimborso parziale di costi gas per produttori termoelettrici con l’obiettivo di attenuare l’effetto del prezzo marginale.
Ed è qui il cuore del problema. In Europa il prezzo dell’elettricità è determinato dall’ultima centrale necessaria a coprire la domanda, spesso a gas. Se il gas sale, tutto il mercato si adegua. Nel febbraio 2026 il PUN si è attestato intorno a 129 euro per MWh, con punte oltre 140. Il differenziale tra PSV italiano e TTF olandese oscilla tra 2 e 4 euro per MWh, aggravando il costo finale.
Il decreto prova a contenere, non a rifondare. Non interviene in modo strutturale sugli oneri di sistema, né separa in modo netto il prezzo del gas da quello dell’elettricità. Le imprese chiedono prevedibilità, non ristori temporanei.
La verità è semplice: finché il 20% della bolletta resta carico parafiscale e il prezzo marginale amplifica ogni shock geopolitico, la competitività italiana resterà fragile. Il decreto energia è un cerotto. La riforma del mercato è la chirurgia che ancora manca.



