Non basta la forza mediatica di Achille Lauro super ospite in duetto con Laura Pausini e da solo con “Perdutamente” in omaggio a Crans Montana , né la verve dei co-conduttori Pilar Fogliati e Lillo a invertire la rotta. La seconda serata del Festival di Sanremo 2026 conferma il trend in discesa degli ascolti tv, con numeri inferiori rispetto allo scorso anno, nonostante un cast capace di catalizzare attenzione sui social ma incapace di riconvertirla in ascolti reali.
Secondo i dati diffusi dalla Rai, la media complessiva della serata si attesta a 9 milioni e 53 mila spettatori con il 59,5% di share. Un risultato importante in termini assoluti, ma distante dal dato della seconda serata del 2025, che aveva registrato una media – in total audience – di 11 milioni e 700 mila spettatori con il 64,5% di share. Il confronto evidenzia un calo netto sia in valori assoluti sia in percentuale.
Entrando nel dettaglio, la prima parte, in onda dalle 21:46 alle 23:34, ha raccolto 11 milioni e 531 mila spettatori con il 58,2% di share. La seconda parte, trasmessa dalle 23:39 all’1:10, è stata seguita da 5 milioni e 947 mila spettatori, con uno share del 62,7%. Numeri che mostrano una tenuta nelle fasce più tarde, ma che non compensano la flessione generale rispetto all’edizione precedente. La Rai si difende parlando del quarto miglior risultato di sempre dal 1995.
Sanremo ascolti tv seconda serata, il nodo Champions
A incidere sul risultato complessivo è stata anche la forte concorrenza della Champions League trasmessa da Sky Italia. La sfida che ha visto protagonista la Juventus, eliminata ai tempi supplementari dal Galatasaray, ha catalizzato una fetta significativa di pubblico maschile e sportivo, sottraendo ascolti alla kermesse dell’Ariston proprio nelle ore centrali della prima serata.
Il Festival resta comunque il programma più visto della giornata e mantiene una quota di share dominante, ma il confronto con il 2025 fotografa un ridimensionamento evidente. Un segnale che apre interrogativi sulle dinamiche di consumo televisivo e sulla capacità dell’evento di intercettare pubblici sempre più frammentati.



