Faggin: da scienza a coscienza

giovedì, 26 Febbraio 2026
2
6 minuti di lettura

E’ l’uomo di cui Bill Gates ha detto ‘Se non ci fosse stato Faggin, oggi la Silicon Valley sarebbe solo una Valley’. Endorsment che ha molta presa sulla vasta congrega di informatici, apprendisti stregoni AI e scientisti sfegatati. Lui commenta, col suo simpatico tono da uomo di tutti i giorni: ‘Io veramente non gliel’ho sentito dire’. Ma tant’è. La voce circola ed è un ottimo biglietto di presentazione. Non ne avrebbe bisogno. A parlare per questo straordinario fisico, imprenditore, inventore e spiritualista italiano dovrebbero essere innanzitutto le sue scoperte miliari nel campo dell’ingegneria informatica. Ma soprattutto parla per lui – per la sua rara lealtà intellettuale – l’ultima delle sue scoperte. O meglio (si tratta di conoscenza vecchia di millenni) l’ultimo dei suoi convinti approdi: lo studio della Coscienza. Che altri chiamano Anima. Se per un artista, o un mistico, l’anima è territorio sperimentato fin dalle prime fasce, più certo quasi della stessa materia, così non è affatto per il tetro scientismo odierno.

Tragicamente e caparbiamente asservito e ridotto in ceppi dalla sua convinzione che la materia sia il tutto, che il cervello umano non sia altro che un sistema informatico, in altre parole che gli Uomini non siano che piattissime Cose. Delizioso approdo!

Kant, Dante, Bach Freud Shakespeare Mozart Omero Platone Hugo Kubrik & company (estesissima)…perché tanti affanni? A che tanto genio e ingegno? Tanta memoria, studio, passione, dolore? Tanto affanno nel ’fare anima’? Quando con Chat GPT 1,2,3,4 and so on, oggi, vi si mima alla perfezione? Per lo meno agli occhi e orecchi di quelli – un’agguerrita falange, in continuo accrescimento – che di voi non ha mai davvero assorbito una riga, accolta una nota, percepita un’inquadratura. E che quindi scambia entusiasticamente imitazione e assemblaggio più o meno rozzo per splendido manufatto, pari se non superiore a quello umano. Circa il quale, come s’è detto, la convinta falange è magnificamente ignara.

A dissipare le tenebre di questo incubo scientista si è levata, alta e forte, la voce di un fisico italiano, Federico Faggin.

Nato a Vicenza nel ‘41, Faggin si stabilì nel ‘68 in California. Nella Silicon Valley, che Gates o non Gates era allora soltanto una Valley. Fu assunto dalla Intel e fu per loro che realizzo’, nel ‘71, il primo microprocessore: il famoso (per gli informatici) 4004. Per gli spensierati umanisti del mio tipo, invece, che col PC vivono in affettuosa simbiosi (peggio che col gatto) ma non capiscono un’emerita mazza di tutti quei cosini che hanno dentro, diciamo che il microprocessore è, in pratica, il cervello. No, non il nostro, non facciamoci incantare da tutte quelle sparate ‘Oddio ci ha superati’ sull’intelligenza artificiale. Mi riferisco al cervello del nostro PC. Quello da cui attingiamo ogni giorno linfa vuoi vitale, vuoi tossica, dipende da noi. Lui è solo informato, né sa e né distingue. La scelta è nostra.

Prima di Faggin e del suo microprocessore, i computer erano animali di proporzioni jurassiche, o comunque cospicue, sdegnavano il volgo e solo pochi li sapevano manovrare. Complessi e ingombranti, occupavano interi ambienti, erano voracissimi in fatto di energia, inghiottivano patrimoni ed erano perciò riservati ad aziende di enormi proporzioni. Ma il lancio sul mercato del processore Intel 4004 seguito a ruota da 8080 aprì un vero e proprio portale verso il futuro. Trasformò il computer in oggetto di uso comune, familiare e semplice ‘come un elettrodomestico’, secondo il dettato di Bill Gates. Un home-computer, insomma. Alias personal computer, PC per gli amici. Il tuo. Il mio. Quello dei nostri figli. Una vera rivoluzione.

’Il microprocessore – ci dice Faggin – ha permesso una rapida espansione delle applicazioni della microelettronica, ed è stato centrale nella trasformazione della società industriale in società informatica…io mi sono reso conto subito dell’importanza della scoperta, però non pensavo che avrebbe avuto l’impatto che abbiamo visto. Certamente non avevo immaginato Internet, né avevo immaginato telefonini mobili, quindi per me è stata una sorpresa molto bella vedere che questa invenzione ha aperto la strada a molto più di quanto potevo immaginare…’

Sempre per Intel Faggin realizzò nel ‘72 l’Intel 8008, che nel’74 fu perfezionato e diventò famosissimo: l’Intel 8080. Ma per il nostro inesausto inventore Intel andava troppo lenta. Si era subito reso conto della febbrile voracità del mercato, e che sonnecchiare sugli allori era letale. Cosa che i suoi boss non avevano capita. Stanco di rallentamenti e dubbi, lasciò Intel e fondò una sua impresa, la Zilog.

Fu inseguito, com’è prassi abituale, dal velenoso Anatema del Patriarca. In questo caso lo sdegnato Andrew Grove, uno dei fondatori di Intel. ‘Se te ne vai e fai una tua azienda non avrai MAI successo!’, lo minacciò’. Faggin non è stato certo il primo Figlio/Allievo ribelle a incorrere nella scomunica. E’ una vecchia storia, replicata mille volte. Quasi sempre, va rilevato, l’anatema funziona da anabolizzante: il rejetto, una volta lasciata la casa paterna, infila una serie di goals stratosferici. E’ quel che accadde a Faggin. La sua neonata Zilog riuscì a produrre in tempi sincopati il microprocessore Z80, che divenne il microprocessore a 8bit di maggior successo sul mercato. A Zilog seguirono altre due aziende di successo, l’invenzione e la commercializzazione del touch pad e del touch screen…ma tutto questo non farebbe ancora di Faggin quel personaggio singolare e rivoluzionario ch’egli invece è. Perché di grandi ingegneri, super imprenditori e mercanti globali la

Silicon Valley ce ne ha regalati parecchi. Basti citare Musk, Bezos, Altman, Zuckerberg, che della vasta costellazione rappresentano solo le stelle più appariscenti. Cio’ che fa di Federico Faggin una stella diversa, una cometa che corre nei cieli e non solo fa luce ma annuncia, è la sua conversione. Da Scienza a Coscienza.

A quarant’anni era il perfetto uomo superarrivato. Posizione finanziaria di primordine, avrebbe potuto ritirarsi dagli affari e vivere di rendita. Nome inserito tra quello dei grandi scienziati nell’ International Hall of Fame di Washington, in compagnia di Marconi e Fermi. Bella famiglia, bella casa in California, traguardi scientifici e imprenditoriali di tutto rispetto. C’era di che indossare variopinte penne di pavone, rimirarsi nello specchio ed esclamare ‘Quanto sono bravo! E quanto sono felice!!’

‘Invece non ero felice’, confessa lui. ‘Facevo finta di esserlo. Ma non lo ero’.

Non capiva perché, dal momento che il mondo l’incalzava: ‘Hai tutto, sei tutto. Accidenti a te, Federico, perché non lo sei?’

Qualcosa mancava. E non sapeva cosa. Per saperlo, aveva addirittura co-fondata una terza azienda. Ancora immerso nelle spire del pensiero scientista, aveva deciso di dedicare tutte le sue forze a esplorare il terreno dell’allora neonata intelligenza artificiale. Voleva costruire un computer non solo imitativamente intelligente, o caricaturalmente creativo, ma davvero

Cosciente. Ci lavorarono intensamente due anni. Risultato: zero. Nulla di simile alla coscienza umana affiorò mai nei loro laboratori.

Questo fatto lo torturava. ‘Ma che cos’è allora la Coscienza? Dove risiede, di che cosa è fatta?’. Queste, le sue domande. Dice di aver pregato, laicamente, non questo o quel Dio ma quell’Essere inesplorato che gli resisteva.

E l’Essere gli ha risposto. Come fa sempre, se la richiesta è profonda, candida, sincera.

‘Nel 1990 io ero in vacanza, a sciare durante le vacanze natalizie – racconta – Una notte, mentre aspettavo di addormentarmi, non pensando a niente, ecco che mi esce dal petto un’energìa potentissima, un fascio di luce bianca scintillante che è amore, un amore così potente come non avevo mai provato. La cosa straordinaria è che l’amore usciva da me… io sono amore quindi, questa energia ero io… anche la mia coscienza era in questo fascio di luce…poi il fascio scoppiò e tutta questa luce bianca scintillante non era più solo amore ma anche gioia e pace…e la pace non l’avevo mai provata nella vita mia…e il mio pensiero mi dice ‘Ecco, questa energìa fatta d’amore di gioia di pace è la sostanza di cui tutto è fatto, di cui tutta la realta’ è fatta….non solo, ma la mia coscienza era in questa energìa, io osservavo me stesso, io ero il mondo che osservava me stesso col mio punto di vista…’

Da quella notte la vita di Faggin è radicalmente cambiata. Come sempre avviene, a seguito di un’Illuminazione. No, non quella di Edison! Fate tacere le lampadine, per un attimo, accendete il sole. Questo gentile sapiente l’ha fatto. Libri, conferenze, interviste a getto continuo, tutte dedicate a lei, la grande esclusa, l’antagonista sovrana della Macchina: la Coscienza. Gli auguriamo di tutto cuore – e di tutta anima – che la piattaforma dei suoi sostenitori si allarghi fino a diventare immensa.

Per quel che riguarda l’odierno pensiero scientista – sorta di degenerazione tumorale della scienza, sottomesso fanaticamente all’algoritmo peggio di un Thug alla torva Dea Kali – gioverà ricordare le parole di Max Planck. Il grande fisico tedesco che scoprì la fisica quantistica. ‘Io considero la coscienza come fondamentale, e la materia un derivato della coscienza – scrisse – Non possiamo andare oltre la coscienza. Tutto ciò di cui discorriamo, tutto ciò che noi consideriamo come esistente, richiede una coscienza…La materia in sé non esiste. Ogni materia nasce e consiste solo mediante una forza, quella che porta le particelle atomiche a vibrare e che le tiene insieme come il più minuscolo sistema solare’.

Parola di Nobel. Quando i Nobel erano ancora quelli di una volta.

2 Comments Lascia un commento

  1. Grazie per aver parlato (mai abbastanza) di Faggin!
    È una super mente e mi sono trovato affascinato da questa piega che hanno preso i suoi studi e sviluppi nella ricerca, ma non sorpreso data la sua onestà intellettuale.
    Oggi non va di moda parlare di cose spirituali, a meno che non vengano svuotate da ogni possibile riferimento a “Qualcuno”, ad una entità superiore che intravediamo ma che non riusciamo a toccare (se non si tocca…allora non c’è).
    Quando però ci si imbatte nel mondo spirituale, nei pensieri che non sono frutto di una semplice elaborazione meccanica (il limite dell’intelligenza artificiale), ecco che si tocca una dimensione che ci emoziona, ci sorprende, ci costringe a nuovi pensieri, che magari ci spaventa esplorare, o chissà vengono paralizzati da pregiudizio e timore di non sentirci più allineati con la maggioranza, il pensiero prevalente con la sua sottile prepotenza.
    Da qualche parte fu scritto: “faccio l’uomo a mia immagine e somiglianza”. Questo pensiero per molti è paralizzante e fastidioso. Se fosse lì la risposta?
    Grazie ancora signora Wittig!
    Grazie anche a Faggin

Lascia un commento

Your email address will not be published.

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.