Al Festival di Sanremo la musica si è fatta messaggio universale. Sul palco del Teatro Ariston, Laura Pausini ha scelto di affidare la propria voce a “Heal the World”, uno dei brani più intensi di Michael Jackson, trasformando la serata in un momento di raccoglimento collettivo e di impegno civile.
Ad accompagnarla, il Piccolo Coro dell’Antoniano, insieme ai giovani del Coro di Caivano: tutti vestiti di bianco, simbolo di pace e purezza, hanno riempito il palco prima di scendere tra la platea, accolti da un pubblico in piedi. Alle loro spalle, una scritta chiara e diretta: “Make Music Not War”. Un invito semplice, quasi disarmante, che ha sintetizzato il senso dell’esibizione.
Sanremo 2026, il video di Laura Pausini che canta Heal the World
“Vogliamo tutti un mondo senza guerre e le vogliamo per loro”, ha detto Pausini indicando i bambini al suo fianco. E ancora: “Vogliamo tutti un mondo senza guerre, e lo vogliamo per loro”. Parole che hanno trasformato l’interpretazione in una dichiarazione esplicita, “per gridare al mondo basta con le guerre, tutte”.
Pubblicata nel 1992 all’interno dell’album Dangerous, “Heal the World” è una delle composizioni più programmatiche di Jackson. Scritta in un’epoca segnata da conflitti e tensioni geopolitiche, la canzone nasce come una preghiera laica: “guarisci il mondo, rendilo un posto migliore, per te e per me e per l’intera razza umana”. Non solo un brano pop, ma un manifesto etico intriso di spirito antimilitarista e di fiducia nella possibilità di cambiare rotta.
Jackson teneva particolarmente a questo pezzo, al punto da dare il suo nome alla Heal the World Foundation, creata per sostenere i bambini in difficoltà. Anche il video ufficiale, tra i pochi in cui l’artista non compare, alternava immagini di guerra e povertà a scene di solidarietà, ponendo al centro i più piccoli come vittime innocenti ma anche come simbolo di un domani possibile.
All’Ariston, quell’eredità si è rinnovata. Tra pianoforte e voci bianche, l’interpretazione di Pausini ha unito emozione e responsabilità collettiva, scuotendo la sala e ricordando che, almeno per una sera, la musica può farsi appello concreto alla pace. E se è vero che “tutti cantano Sanremo”, come recita il claim del Festival, questa volta è sembrato che tutti cantassero soprattutto un desiderio comune: guarire il mondo.



