Dialogando con gli studenti dell’Università Cattolica di Milano nell’ambito dell’iniziativa Incontri da Festival, Alberto Barbera, direttore artistico della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, ha offerto un punto di vista chiaro e concreto sulle trasformazioni del cinema contemporaneo e sul futuro dei festival.
“Il cinema non è mai rimasto uguale a se stesso e i festival devono cercare di seguire queste trasformazioni per non rimanere indietro. In alcuni casi bisogna cercare di anticipare”, ha spiegato Barbera. Nel suo intervento, il direttore ha toccato due temi centrali: l’intelligenza artificiale e il ruolo delle piattaforme digitali nella produzione cinematografica.
Riguardo all’IA, Barbera ha raccontato di essersi interrogato sulla possibilità di dedicare una sezione del festival a film realizzati con l’intelligenza artificiale. “Ho iniziato a fare ricerche – ha detto –: l’IA, anche se pochi lo ammettono, la stiamo usando tutti, tutte le produzioni la usano per sostituire gli effetti speciali. Alla fine ho deciso che era troppo prematuro istituire una sezione dedicata, ma nel regolamento ho aggiunto che sono ammessi anche film che fanno uso limitato dell’IA. Chiudere la porta è un gesto sbagliato, ottuso. L’IA è uno strumento, e dipende da come viene usato”.
Barbera ha sottolineato anche l’importanza di non escludere i film prodotti dalle piattaforme digitali dai festival: “Non ha senso escludere i film delle piattaforme, perché sono diventate i maggiori produttori di cinema d’autore. Ignorare questi film sarebbe assurdo: spesso sono i migliori film della stagione e garantiscono comunque una distribuzione in sala, anche se limitata”.
Infine, sul suo futuro alla guida della Mostra, Barbera ha dichiarato: “Il mandato durerà fino al 2026. Se dovesse arrivare un nuovo direttore, è difficile che voglia smantellare quello che è stato costruito finora. Venezia gode di prestigio e fiducia, e questa posizione non è in pericolo”.
Con queste parole, Barbera ha offerto agli studenti una lezione su come i festival debbano evolversi con il cinema, senza pregiudizi verso le nuove tecnologie e i nuovi modelli produttivi.



