Iran, entra in campo la Nato: si riunisce oggi il Consiglio Atlantico. Che può accadere

giovedì, 5 Marzo 2026
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La Nato potrebbe essere coinvolta nella guerra in Iran? Per ora è solo un piccolo campanello d’allarme. Ma sta risuonando. Oggi si riunisce il Consiglio Atlantico. All’ordine del giorno un focus sulle capacità di difesa missilistica dell’Alleanza dopo il caso dell’ordigno iraniano diretto in Turchia.

Una riunione certo d’ufficio, oltretutto motivata da un episodio tutto sommato minimo e privo di conseguenze. Però questa convocazione d’urgenza ha un suo perché, al di là dell’occasione in cui si svolge. I Paesi europei della Nato vogliono in sostanza inviare un messaggio chiaro ai vertici della Repubblica islamica: non siamo in guerra con voi, ma non provate a colpire nessuno di noi, altrimenti vi ritroverete tanti nemici in più.

Vista la contiguità geografica con l’area del conflitto, il rischio che una scintilla possa provocare un incendio c’è, eccome se c’è. È bene quindi evitare che si producano altre scintille, perché in caso contrario possono derivarne guai seri. E vale la pena ricordare che non s’è verificato soltanto il caso Turchia, ma anche il caso Cipro, dove sorge una base dell’aviazione britannica che è stata oggetto di un attacco da parte degli Hezbollah alleati dell’Iran.

Il senso di questo campanello d’allarme della Nato lo ha spiegato lo stesso segretario generale dell’Alleanza Mark Rutte: parlando con l’agenzia Reuters, ha detto che l’abbattimento del missile balistico verso la Turchia da parte delle difese aeree della Nato «non fornisce un motivo immediato per attivare la clausola di mutua difesa dell’Articolo 5» dell’Alleanza. Però Teheran deve capire bene chi ha di fronte: «La cosa più importante – ha aggiunto- è che i nostri avversari abbiano visto che la Nato è così forte e vigile, e ancora più vigile, se possibile, da sabato». Rutte, ha anche affermato che la Nato sostiene gli Stati Uniti nei loro attacchi contro l’Iran, poiché il paese era «vicino a diventare una minaccia anche per l’Europa». Insomma, non siamo direttamente coinvolti, però siamo preoccupati. E rimaniamo sul chi va là.

Il senso di preoccupazione che si respira nelle capitali europee lo ha espresso anche il ministro degli esteri Antonio Tajani intervenendo oggi alla Camera. «Di fronte agli attacchi indiscriminati dell’Iran ai Paesi della regione – ha detto il ministro-  alcuni nostri partner strategici del Golfo hanno formalmente chiesto il sostegno dell’Italia per rafforzare le proprie capacità di difesa aerea. Si tratta di nazioni dove sono presenti decine di migliaia di italiani, civili e militari, che abbiamo il dovere di proteggere. Ecco perché il governo ha ritenuto doveroso aderire a queste richieste». L’esecutivo sta in pratica valutando la possibilità di inviare una fregata nel Golfo oltre alla fornitura dei sistemi anti-drone Samp T.

La crisi in Medio Oriente sta avendo anche l’effetto di propiziare un riavvicinamento tra Giorgia Meloni ed Emmanuel Macron.  Una nota di Palazzo Chigi riferisce che i due leader ieri hanno avuto ieri un colloquio telefonico nel quale «hanno discusso delle implicazioni del conflitto in Iran sia sul quadro regionale mediorientale sia su quello globale concentrandosi in particolare sull’impatto delle ostilità sulla libertà di navigazione».

Meloni e Macron, inoltre, hanno «ribadito il comune impegno per sostenere le nazioni del Golfo colpite dagli ingiustificabili attacchi iraniani e la sicurezza di Cipro e a evitare un’escalation militare in Libano». E «hanno concordato di mantenersi in stretto contatto sull’evoluzione della crisi».

Se la premier italiana e il presidente francese mettono da parte la loro, reciproca, rivalità, vuol dire proprio che la situazione è seria. Speriamo solo che il campanello d’allarme della Nato che si riunisce oggi a Bruxelles non sia il preludio di situazioni più preoccupanti.  

 

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