Ru-mòre: a San Lorenzo il laboratorio del cinema che verrà

mercoledì, 11 Marzo 2026
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Roma si prepara ad accogliere una nuova edizione di Ru-mòre – Cinema and Audiovisual Experimentation Festival, la rassegna dedicata ai linguaggi più innovativi dell’audiovisivo che dal 14 al 18 aprile trasformerà il quartiere di San Lorenzo in una vera e propria piazza internazionale della sperimentazione cinematografica. Oltre 70 titoli provenienti da più di 30 Paesi – tra cortometraggi, animazioni, documentari, realtà virtuale e installazioni artistiche – compongono il programma dell’ottava edizione, la prima sotto la nuova direzione artistica di Laura Catalano e Giorgio Calogero, con Silvio Giannini direttore esecutivo.

Più che un semplice festival, Ru-mòre si propone come uno spazio di ricerca sui nuovi linguaggi del cinema provando ad intercettare le forme narrative emergenti, mettendo in dialogo cinema, arte contemporanea e tecnologie immersive. Il cuore dell’evento resta il Cinema Tibur, sede del concorso dei cortometraggi, ma il festival si diffonde tra diversi spazi del quartiere – dal Mercato di San Lorenzo allo spazio artistico Lembi – trasformando l’intero territorio in un ecosistema creativo.

Il concorso principale presenta 40 cortometraggi suddivisi in quattro sezioni: nazionale, internazionale, documentari e animazione. Le opere selezionate raccontano un panorama estremamente variegato, in cui si intrecciano storie di identità, migrazione, relazioni familiari e crisi ambientale. Temi che attraversano generazioni e geografie diverse, dai drammi sociali europei alle narrazioni provenienti dall’Asia, dalle Americhe e dal Medio Oriente. A guidare la giuria sarà la regista e ricercatrice Adele Tulli, affiancata dall’attore Giuseppe De Domenico, dall’illustratore e animatore Nespy 5euro e dalle produttrici Carla Vulpiani e Giulia Campagna.

Accanto al concorso, il festival guarda con attenzione alle frontiere tecnologiche dell’immagine. Tra le novità più rilevanti di questa edizione c’è infatti la sezione dedicata alla realtà virtuale, con opere immersive a 360 gradi che permettono allo spettatore di entrare fisicamente nello spazio narrativo. Tra i titoli in programma, l’austriaco Deer Button di Ella Raidel riflette su memoria e ambiente attraverso una dimensione quasi fantasmagorica, mentre An Indefinite Life dell’australiano Liam Branagan affronta il dramma dei richiedenti asilo detenuti offshore. Accanto alla competizione VR, lo Showcase XR presenta esperienze interattive firmate da autori di rilievo come Caroline Poggi e Jonathan Vinel, già presenti nei maggiori festival internazionali e veri e propri maestri nel raccontare la crisi della gioventù contemporanea tra estetica gaming e nichilismo poetico, mentre tra le chicche imperdibili spicca “Papillon” di Florence Miailhe, già in odore di Oscar 2026.

La dimensione sperimentale del festival emerge anche nella presenza dell’arte contemporanea. Al Mercato di San Lorenzo sarà infatti allestita l’installazione “Anzi Parla” dell’artista Eloise Fornieles, un’opera site specific che riflette sul tema della voce pubblica e del dissenso, ispirandosi alla tradizione romana delle “statue parlanti” e alla celebre frase di Carla Lonzi: «Taci, anzi parla». Monitor e sculture diventano così avatar attraverso cui scorrono testimonianze anonime di attivisti, giornalisti ed educatori, trasformando lo spazio espositivo in un luogo di ascolto collettivo.

Tra proiezioni, talk e masterclass, Ru-mòre si conferma quindi come un osservatorio privilegiato sulle trasformazioni del linguaggio audiovisivo. In un’epoca in cui cinema, arte digitale e intelligenza artificiale ridefiniscono continuamente i confini della narrazione, il festival romano prova a mettere in relazione autori, spettatori e professionisti dell’industria in un dialogo aperto sul futuro dell’immagine.

E non è un caso che tutto questo accada a San Lorenzo, quartiere storicamente legato alla sperimentazione culturale e alla vita universitaria. Qui il cinema torna a essere non solo spettacolo, ma luogo di confronto e di ricerca, dove il racconto del presente passa attraverso forme nuove, ibride e ancora in evoluzione.

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