Il Consiglio supremo di difesa, riunito al Quirinale sotto la presidenza del capo dello Stato Sergio Mattarella, accende i riflettori sull’escalation delle tensioni internazionali e sulla nuova crisi apertasi in Medio Oriente dopo l’azione militare di Stati Uniti e Israele contro l’Iran. Un quadro definito preoccupante, che secondo il comunicato finale rischia di avere “gravi effetti destabilizzanti” non solo nella regione ma anche nell’area del Mediterraneo, con ricadute dirette sugli interessi strategici italiani.
Alla riunione hanno partecipato, tra gli altri, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, i ministri Antonio Tajani, Matteo Piantedosi, Guido Crosetto, Giancarlo Giorgetti e Adolfo Urso, oltre ai vertici militari e ai principali consiglieri istituzionali. Nel corso dell’incontro è stata analizzata l’evoluzione dello scenario internazionale, segnata – si legge nella nota – da una crescente crisi dell’ordine multilaterale costruito attorno alle Nazioni Unite e dall’aumento di iniziative unilaterali che rischiano di indebolire il sistema internazionale proprio mentre si moltiplicano le tensioni.
Guerra Iran, il punto dopo il Consiglio Supremo di Difesa
Nel documento finale si sottolinea come l’attuale fase di instabilità sia stata “irresponsabilmente aperta dall’aggressione della Russia all’Ucraina”, e come le progressive lacerazioni della convivenza internazionale e le violazioni del diritto internazionale rendano ancora più urgente rilanciare la strada diplomatica. In questo contesto, si legge, “l’Italia è impegnata a ricercare e sostenere ogni sforzo che riporti in primo piano la via negoziale e diplomatica”.
Il Consiglio ha espresso forte preoccupazione per il moltiplicarsi dei conflitti, in particolare nell’area mediterranea e in Medio Oriente, regioni considerate strategiche per l’Italia. Nel comunicato viene ribadito il rispetto dell’articolo 11 della Costituzione e la linea già espressa dal governo in Parlamento: “l’Italia non partecipa e non prenderà parte alla guerra”. Al tempo stesso viene ricordato che il Parlamento si è già pronunciato sulle richieste di assistenza ricevute dai Paesi alleati e sull’utilizzo delle infrastrutture militari presenti sul territorio nazionale da parte delle forze statunitensi, che dovrà avvenire nel rispetto degli accordi internazionali vigenti. Eventuali richieste che dovessero superare questo perimetro saranno comunque sottoposte alle Camere.
Nel corso della riunione è stato inoltre affrontato il tema della sicurezza degli italiani all’estero, con particolare riferimento alle migliaia di cittadini presenti nell’area del Golfo. Il governo ha illustrato le iniziative per la loro messa in sicurezza e per il sostegno ai Paesi della regione, partner strategici dell’Italia, anche in relazione alla presenza di militari italiani impegnati nelle missioni già autorizzate dal Parlamento.
Il Consiglio ha poi sottolineato l’importanza del coordinamento con gli alleati europei – in particolare Francia, Germania e Regno Unito – di fronte alle nuove minacce alla sicurezza. Preoccupazione viene espressa anche per i missili lanciati verso Cipro, territorio dell’Unione europea, e verso la Turchia, Paese membro della Nato, intercettati dalle difese dell’Alleanza nel Mediterraneo orientale. Il conflitto con l’Iran, osserva il comunicato, rischia inoltre di produrre pesanti conseguenze sul piano della sicurezza economica ed energetica.
Un passaggio specifico è dedicato anche al Libano. Il Consiglio chiede a Israele di “astenersi da reazioni spropositate” alle azioni di Hezbollah, pur definite “inaccettabili”, che hanno trascinato il Paese in un nuovo conflitto. Nel documento si denuncia come il prezzo più alto continui a essere pagato dalle popolazioni civili, con centinaia di migliaia di evacuati tra il sud del Libano e le aree sciite di Beirut. Vengono inoltre giudicate allarmanti le violazioni della risoluzione 1701 del 2006 e gli attacchi contro il contingente di Unifil, la missione delle Nazioni Unite nel sud del Libano attualmente guidata dall’Italia. Anche alla luce della decisione del Consiglio di sicurezza dell’Onu di concludere la missione, il Consiglio ritiene comunque necessario garantire la sicurezza della cosiddetta Linea Blu e rafforzare le capacità delle forze armate libanesi.
Nella parte finale del comunicato viene espressa una condanna per l’aggressione ai militari italiani a Erbil, in Iraq. Il Consiglio supremo di difesa ha inoltre rivolto “sentimenti di intensa vicinanza e gratitudine” a tutti i militari impegnati nelle missioni in Italia e all’estero, con un riferimento particolare ai contingenti presenti nel sud del Libano e nei Paesi del Golfo. Una presenza che, sottolinea il Quirinale, continua a rappresentare un elemento centrale della politica di sicurezza e stabilità internazionale dell’Italia.
Lo Stretto di Hormuz e la smentita di Palazzo Chigi e Farnesina
Nel comunicato diffuso al termine della riunione, il Consiglio supremo di difesa definisce “gravi le azioni dell’Iran per ostacolare la libera navigazione nello Stretto di Hormuz”, snodo strategico per i traffici energetici e commerciali globali.
Nelle stesse ore fonti della Presidenza del Consiglio e della Farnesina hanno smentito le indiscrezioni pubblicate da alcuni organi di stampa internazionali su presunti negoziati bilaterali tra l’Italia e Teheran per garantire il passaggio delle navi italiane nello stretto. Da Palazzo Chigi fanno sapere che non è stata avviata alcuna trattativa diretta con l’Iran per assicurare il transito di navi o petroliere italiane.
Anche fonti diplomatiche del ministero degli Esteri precisano che “non è in corso nessun negoziato riservato per garantire il passaggio ad Hormuz di navi o petroliere italiane”. Palazzo Chigi e Farnesina ribadiscono che nei contatti diplomatici in corso l’obiettivo dei leader italiani resta quello di favorire una de-escalation militare generale e non quello di “preservare soltanto alcuni mercantili rispetto ad altri”.



