Tutti guardano Hormuz ma il vero rischio per l’Europa è il Golfo di Aden

domenica, 15 Marzo 2026
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Nel dibattito geopolitico internazionale l’attenzione si concentra quasi sempre sullo Stretto di Hormuz. Da lì passa circa il 20% del petrolio mondiale, oltre 17 milioni di barili al giorno, ed è considerato uno dei principali choke point energetici del pianeta. È una valutazione corretta ma incompleta. Per l’Europa il punto più vulnerabile non è Hormuz. È il Golfo di Aden e lo stretto di Bab el-Mandeb, la porta che collega Oceano Indiano, Mar Rosso e Canale di Suez.

Da questo passaggio largo appena 30 chilometri transita circa il 12% del commercio mondiale e una quota enorme del traffico container tra Asia ed Europa. Ogni anno attraversano Bab el-Mandeb oltre 20.000 navi commerciali e merci per un valore superiore a 1.000 miliardi di dollari. Anche l’energia passa da qui: circa 8,8 milioni di barili di petrolio al giorno oltre a una parte rilevante delle spedizioni di gas naturale liquefatto dirette verso l’Europa.

Se questo corridoio viene destabilizzato, il Canale di Suez diventa inutilizzabile per gran parte del traffico globale. Le navi devono circumnavigare l’Africa passando dal Capo di Buona Speranza, con un allungamento della rotta di circa 3.000 miglia nautiche e fino a 14 giorni di navigazione in più. Il costo per viaggio può aumentare di 1-2 milioni di dollari tra carburante e assicurazioni, mentre il prezzo del trasporto container può salire anche del 40-60%.

Il punto critico è che nel Golfo di Aden operano gli Houthi, milizia yemenita sostenuta dall’Iran che ha dimostrato di poter colpire il traffico marittimo con mezzi relativamente semplici: droni, missili costieri, mine navali e attacchi da piccole imbarcazioni. In alcuni casi bastano perfino armi da fanteria come gli RPG-7 per danneggiare navi mercantili o costringerle a cambiare rotta.

Negli ultimi mesi gli attacchi nel Mar Rosso hanno già provocato un crollo dei transiti attraverso Suez in alcuni periodi oltre il 50%, mentre il traffico navale attorno all’Africa è cresciuto rapidamente.

Questo significa che mentre il mondo guarda a Hormuz per il petrolio del Golfo Persico, la vera fragilità per l’economia europea si trova più a sud. Se Bab el-Mandeb diventa instabile, la linea logistica tra Asia ed Europa si spezza. E quando si interrompe quella rotta, non rallenta solo il commercio: rallenta l’intera economia industriale del continente.

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