È morto Gino Paoli: addio alla voce che ha rivoluzionato la musica italiana

martedì, 24 Marzo 2026
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Se ne va a 91 anni Gino Paoli, una delle voci più profonde, riconoscibili e rivoluzionarie della canzone italiana. Con lui scompare non solo un grande interprete, ma uno dei padri del cantautorato moderno, capace di cambiare per sempre il modo di scrivere e vivere la musica nel nostro Paese.

Nato a Monfalcone nel 1934 e cresciuto a Genova — città che non ha mai smesso di essere la sua casa e la sua ispirazione — Paoli è stato tra i protagonisti assoluti della cosiddetta scuola genovese, insieme a Luigi Tenco, Fabrizio De André e Bruno Lauzi. Un movimento che ha spezzato le regole della canzone leggera tradizionale, portando dentro i brani una profondità emotiva, un realismo e una libertà espressiva fino ad allora impensabili.

La famiglia ha annunciato la sua scomparsa con parole semplici e raccolte: «Questa notte Gino ci ha lasciato in serenità e circondato dall’affetto dei suoi cari», chiedendo il massimo riserbo.

Gli inizi non furono semplici, ma già rivelatori del destino artistico che lo attendeva. Furono Gian Piero e Gian Franco Reverberi a intuire per primi il suo talento e a spingerlo a Milano per un’audizione alla Dischi Ricordi: lì, nel 1959, incise i suoi primi 45 giri, senza però ottenere un successo immediato. Anche La gatta, pubblicata l’anno seguente, passò inizialmente inosservata — poco più di cento copie vendute nei primi tre mesi — prima di crescere grazie a un incessante passaparola fino a entrare in classifica e accendere i riflettori su di lui.

Da quel momento, la traiettoria cambiò rapidamente. Mogol lo notò e propose a Mina di incidere Il cielo in una stanza: fu un trionfo, un vero punto di svolta che segnò l’inizio di una nuova stagione della musica italiana. Paoli aveva aperto una strada diversa, più intima e narrativa, in cui la canzone diventava spazio di racconto e verità.

La sua scrittura ha ridefinito i confini della musica leggera, trasformando il quotidiano in poesia. Brani come Senza fine e Sapore di sale — quest’ultimo, con l’arrangiamento di Ennio Morricone e il sax di Gato Barbieri, destinato a diventare il 45 giri più venduto della sua carriera — hanno accompagnato e raccontato un’Italia in pieno cambiamento.

Accanto alla musica, la sua vita privata ha spesso occupato le cronache. Prima il matrimonio con Anna Fabbri, da cui nacque il figlio Giovanni, poi la relazione con Stefania Sandrelli, che fece discutere e riempì le pagine di gossip quando l’attrice, ancora minorenne, scoprì di essere incinta della figlia Amanda. E ancora Ornella Vanoni, musa e interprete di alcune delle sue canzoni più intense, come la celebre Senza fine.

Sono anche gli anni del primo Sanremo, del grande successo e degli eccessi: l’alcol, le fragilità, fino al tentato suicidio dell’11 luglio 1963, che lo segnò per sempre. «Da giovani spesso si è cretini. Ho rischiato di non vivere un po’ di cose belle che sono successe dopo», dirà in seguito, con la lucidità disincantata che lo ha sempre contraddistinto.

Dopo una fase di crisi nella seconda metà degli anni Sessanta, tra allontanamento dalle scene e avvicinamento alle droghe, Paoli seppe reinventarsi. Negli anni Settanta tornò con lavori più maturi, spesso più amati dalla critica che dal grande pubblico, con cui si riconciliò in seguito grazie a brani diventati iconici come Una lunga storia d’amore e Quattro amici al bar, con cui vinse il Festivalbar nel 1991.

La sua carriera proseguì tra nuove collaborazioni e ritorni significativi: La bella e la bestia cantata con la figlia Amanda, le partecipazioni al Festival di Sanremo — cinque in gara, a cui si aggiungono quelle da ospite — e il disco e il tour condivisi con Ornella Vanoni. E poi la dimensione più intima degli ultimi anni, riassunta in una frase che racconta molto del suo sguardo sulla vita: «La cosa più bella degli ultimi vent’anni? Senza dubbio mia moglie», Paola Penzo, sposata nel 1991.

Ma la sua esistenza è stata segnata anche da dolori profondi: dall’amicizia spezzata con Luigi Tenco alla perdita del figlio Giovanni, una ferita mai davvero rimarginata.

E poi l’amore che ritorna, che resta, che segna. Ornella Vanoni, scomparsa nel novembre 2025, è stata una presenza centrale nella sua vita e nella sua arte. A pochi mesi di distanza, la morte di Paoli assume anche il sapore di un ultimo, silenzioso gesto: come se l’avesse seguita, chiudendo un cerchio emotivo rimasto aperto per decenni.

Gigante di una stagione irripetibile, è stato un artista capace di dimostrare che la canzone può essere insieme letteratura, confessione e verità. E che anche le parole più semplici, quando sono attraversate dalla vita, possono diventare eterne.

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