Referendum, Sisto: “Riforma era un cavallo di battaglia di FI, ma leadership Tajani non c’entra” | Video

martedì, 24 Marzo 2026
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All’indomani della vittoria del No al referendum sulla giustizia, il vice ministro Francesco Paolo Sisto affida ai cronisti, tra cui Lo Speciale, una riflessione a caldo davanti al Senato che mantiene il tono diretto dell’intervista e si muove tra rispetto istituzionale, analisi politica e difesa della linea del governo.

Referendum, il video dell’intervista al vice ministro Sisto

“Bisogna rispettare quella che è l’esito della democrazia diretta che i padri costituenti hanno scritto”, esordisce Sisto, riconoscendo senza ambiguità il risultato delle urne. Un passaggio netto, che però si accompagna subito a una lettura più complessa del voto: “È stato un voto composito e articolato”, spiega, sottolineando come sull’esito abbia inciso anche “una spinta fortemente politicizzata”.

Sisto introduce anche il tema del voto giovanile, indicando come determinante “un voto giovanile importante contro la situazione geopolitica, la guerra e i problemi economici”. Un elemento che, nelle sue parole, contribuisce a spiegare perché il referendum abbia assunto un significato più ampio rispetto al merito della riforma.

Non manca un riconoscimento delle difficoltà del centrodestra. “Non abbiamo dato una risposta adeguata soprattutto nelle regioni dove governiamo con Forza Italia”, ammette, evidenziando la differenza tra le due campagne: “Abbiamo impostato la campagna sui contenuti e sul testo, mentre dall’altra parte c’era una campagna fortemente politica”.

Da qui l’indicazione di un possibile cambio di approccio. “Credo che sia necessario aprire un dialogo con la magistratura e provare a scrivere insieme questa riforma”, afferma, senza però mettere in discussione la tenuta dell’esecutivo: “Non c’è nessun motivo per pensare che un referendum costituzionale possa costituire un freno all’azione di governo”.

Nel corso dell’intervista, il viceministro richiama anche la figura di Silvio Berlusconi: “C’era una sua foto gigante in Piazza Navona quando l’avevamo approvata in Senato perché era un gigante e resta un gigante”.

Sollecitato poi sul caso del sottosegretario Andrea Delmastro, Sisto ribadisce un principio garantista: “Le dimissioni sono una questione sempre personale, nessuno può dire a nessuno che deve dimettersi o non deve dimettersi”. E aggiunge: “Le dimissioni non sono coercibili”, spiegando che si tratta di una scelta individuale che “non può essere suggerita da chicchessia”. Nel merito, si limita a osservare che Delmastro “saprà difendersi convenientemente da quello che gli viene attribuito”.

Infine, alla domanda su possibili conseguenze politiche interne a Forza Italia, il vice ministro respinge ogni collegamento con la leadership di Antonio Tajani: “Ma che c’entra Tajani con il referendum? Cosa si deve dire della sua leadership? Assolutamente nulla”. E conclude: “La riforma era il nostro cavallo di battaglia, ma poi c’è la democrazia diretta che si esprime e lo si accetta. Le dimissioni, come detto, sono un fatto personale, che non riguardano assolutamente Antonio”.

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