Omicidio “Diabolik”, confermato l’ergastolo per Calderon ma senza metodo mafioso

venerdì, 27 Marzo 2026
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La Corte d’Assise d’Appello di Roma ha confermato la condanna all’ergastolo per Raul Esteban Calderon, alias Gustavo Alejandro Musumeci, ritenuto l’esecutore materiale dell’omicidio di Fabrizio Piscitelli, noto come “Diabolik”, ucciso con un colpo di pistola alla testa il 7 agosto 2019 al Parco degli Acquedotti.

I giudici hanno confermato anche l’esclusione dell’aggravante del metodo mafioso, già stabilita in primo grado, e l’assoluzione di Leandro Bennato. Nella precedente udienza la Procura generale aveva chiesto la conferma della condanna e il riconoscimento dell’aggravante mafiosa. In aula era presente anche il sostituto procuratore della Direzione distrettuale antimafia di Roma, Francesco Cascini.

Il 25 marzo dello scorso anno la Terza Corte d’Assise di Roma aveva condannato Calderon al carcere a vita senza riconoscere il metodo mafioso, nonostante le richieste avanzate dai pm Mario Palazzi, Rita Ceraso e dallo stesso Cascini, che avevano impugnato la decisione sul punto in appello.

Secondo la ricostruzione dell’accusa, Piscitelli era inserito nei contesti della criminalità romana, con legami con la famiglia Senese e un ruolo negli equilibri del narcotraffico cittadino. Gli inquirenti lo indicavano come figura di mediazione tra gruppi rivali, in rapporti poi deterioratisi nel tempo.

Per la Procura, l’omicidio si inserisce in un contesto di contrasti tra organizzazioni attive nella Capitale e sarebbe avvenuto in un’area ritenuta di interesse per il clan Senese. I magistrati hanno indicato in Giuseppe Molisso, Leandro Bennato e Alessandro Capriotti i presunti mandanti che avrebbero ingaggiato Calderon.

Dopo la morte di Piscitelli, secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, si sarebbe aperta una frattura tra gruppi criminali operanti a Roma, in particolare tra quello riconducibile a Bennato e Molisso e quello degli albanesi, con un conseguente riassetto degli equilibri nel traffico di droga.

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