Il Rinascimento è il periodo degli ideali, del famoso mondo delle idee di Platone, con la ricerca del bello, dell’armonia e della perfezione. Si raggiunse una sintesi tra i concetti, i pensieri e la loro reale applicazione in tutti i campi: nella pittura e nella scultura, soprattutto, e in tutti i rami della conoscenza umana. Ogni creazione mostrava una misura di equilibrio e di perfezione, così come era stato nel mondo greco e romano, a cui tutti guardavano e dove fu raggiunta una perfetta sintesi tra le opere d’arte e la tecnica necessaria per realizzarle.
Anche le opere pubbliche, di fondamentale importanza per lo Stato e la società — teatri, strade, acquedotti, basiliche e luoghi di culto — dovevano rispettare le leggi rigorose dei rapporti tra gli spazi e le forme. La famosa sezione aurea determinava le proporzioni delle statue e degli edifici, e Brunelleschi, che si recò a Roma e studiò il Pantheon — la più grande e perfetta cupola dell’antichità giunta fino a noi — segnò il punto di raccordo tra gli antichi modelli architettonici e il nuovo stile, che rappresentava appunto la “rinascita” degli insegnamenti degli antichi, da Vitruvio ai più grandi architetti del passato.

Ma, a mio avviso, fu nella forma e nella realizzazione delle città che si raggiunse il massimo grado di perfezione nel rapporto tra l’uomo e lo spazio. È un’esperienza tra le più complete che si possano provare, perché quando ci si trova al centro di certe piazze sorte in quel periodo sembra di essere immersi in un equilibrio perfetto e appagante.
Pienza, che prese il nome da Pio II, il quale rifondò il suo antico borgo, Corsignano, trasformandolo nel proprio sogno personale, è uno dei tanti esempi di città ideale del Rinascimento. Ma furono molte e diverse tra loro le città che realizzarono questo progetto. Firenze, Milano, Napoli e altri centri che potevano permetterselo crearono spazi, quartieri e piazze ispirati ai nuovi dettami stilistici.
Fu però Urbino, luogo unico e relativamente isolato dalle grandi vie di comunicazione, ad apparire ancora oggi quasi irreale per la sua bellezza e originalità. Era una “città-palazzo”, con guglie da castello fiabesco, patria di Raffaello, quasi a suggerire il senso stesso della sua nascita in quel luogo. Tutto sembra avere un significato di perfezione immateriale, come negli sfondi paesaggistici in cui la città appare nei suoi dipinti. Una perfezione presente anche nelle opere di molti altri protagonisti del periodo, che richiamano la dimensione aurea dell’eredità degli antichi greci e romani.





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