Tregua Iran–Usa, ecco in cosa consiste l’accordo in 10 punti

mercoledì, 8 Aprile 2026
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Una finestra di due settimane per fermare le armi e provare a trasformare una tregua fragile in un accordo strutturale. È questo il perimetro della proposta che ha riaperto il dialogo tra Stati Uniti e Iran dopo l’escalation delle ultime ore che aveva spaventato il mondo e risvegliato la minaccia atomica. Sul tavolo c’è un piano in dieci punti avanzato da Teheran e considerato da Washington una base concreta per negoziare. Donald Trump parla di un’intesa “molto avanzata”, mentre dall’Iran arriva un’apertura condizionata allo stop totale degli attacchi.

Il cessate il fuoco sarebbe temporaneo, ma con un obiettivo dichiarato: costruire un’intesa definitiva che ridisegni gli equilibri regionali, a partire dal nodo strategico dello Stretto di Hormuz per far calare il prezzo del petrolio schizzato alle stelle dallo scoppio del conflitto.

Tregua USA – Iran, i dieci punti del piano iraniano

La proposta iraniana, su input del Pakistan, è
molto articolata e ben delineata in 10 punti.
Il primo punto è la fine permanente della guerra, con l’obiettivo di chiudere definitivamente non solo il conflitto diretto tra Iran e Stati Uniti, ma anche tutte le tensioni regionali collegate, in una logica di stabilizzazione complessiva del Medio Oriente.

Sul piano economico, Teheran chiede la revoca immediata e totale delle sanzioni statunitensi, con l’eliminazione di tutte le restrizioni finanziarie e commerciali. Una condizione considerata imprescindibile per rilanciare l’economia iraniana e riequilibrare i rapporti con l’Occidente.

A questo si aggiunge la richiesta di riparazioni per i danni di guerra: indennizzi economici per le distruzioni subite durante il conflitto, un punto altamente sensibile che rischia di rappresentare uno dei principali ostacoli nei negoziati.

Centrale è poi il capitolo sullo Stretto di Hormuz. L’Iran propone un nuovo protocollo di gestione della rotta, con regole aggiornate per il traffico marittimo e il riconoscimento della propria autorità strategica sull’area. In questo contesto si inserisce anche l’ipotesi di introdurre un pedaggio per le navi in transito, trasformando lo stretto in una leva economica oltre che geopolitica.

L’Iran chiede inoltre la cessazione degli attacchi israeliani in Libano, in particolare contro Hezbollah, trasformando questo punto in un elemento centrale della stabilizzazione regionale e non solo in una misura di sicurezza per i propri alleati.

Il piano include anche un sostegno internazionale alla ricostruzione delle infrastrutture distrutte, con un coinvolgimento diretto della comunità globale nella fase post-bellica.

Tra le condizioni figura inoltre lo stop agli assassini mirati, con l’interruzione immediata di operazioni contro figure chiave iraniane, un elemento che negli ultimi anni ha contribuito ad alimentare la tensione tra le parti a partire dal raid in cui ha perso la vita la guida suprema Khamenei.

L’Iran chiede poi il riconoscimento della propria sovranità regionale e la fine delle interferenze esterne nei Paesi dell’area, in particolare in Iraq e Siria, dove la presenza iraniana è considerata strategica.

Per evitare una nuova escalation, il piano prevede anche garanzie vincolanti contro futuri conflitti, con meccanismi che impediscano la ripresa delle ostilità una volta raggiunto l’accordo.

Resta però centrale il nodo nucleare, uno dei punti più delicati e ancora aperti. Nel piano iraniano non compare una rinuncia esplicita all’arricchimento dell’uranio e, anzi, si fa riferimento al diritto di Teheran a portare avanti il proprio programma nucleare per fini civili. Una posizione che si scontra con quella degli Stati Uniti, che puntano invece a imporre limiti stringenti e controlli sul programma atomico iraniano.

Infine, il decimo punto apre a un quadro più ampio: una proposta di sicurezza regionale basata su una governance collettiva del Medio Oriente che includa formalmente l’Iran e i suoi partner, segnando un possibile cambio di paradigma negli equilibri dell’area.

Le posizioni di Usa e Iran

Da Washington, Donald Trump rivendica i risultati militari e apre alla trattativa: “Abbiamo già raggiunto e superato tutti gli obiettivi militari” e la proposta iraniana rappresenta “una base praticabile su cui negoziare”. Il presidente ha parlato di un cessate il fuoco “bilaterale” e di un accordo ormai vicino, sottolineando che “siamo molto avanti con un’intesa definitiva sulla pace a lungo termine”.

Trump ha inoltre chiarito le condizioni della tregua, legandola alla riapertura dello Stretto di Hormuz, definita “completa, immediata e sicura”, e ha spiegato che il periodo di due settimane servirà a “finalizzare e perfezionare l’accordo”.

Sul fronte iraniano, il ministro degli Esteri Abbas Araghchi ha confermato l’apertura, ma con una linea altrettanto chiara: Teheran interromperà le proprie operazioni solo se cesseranno gli attacchi contro il Paese. “Se gli attacchi contro l’Iran verranno interrotti, anche noi cesseremo le operazioni difensive”, è la posizione espressa dal governo iraniano.

Araghchi ha inoltre indicato uno dei pilastri della tregua, spiegando che “per un periodo di due settimane sarà possibile un passaggio sicuro attraverso lo Stretto di Hormuz in coordinamento con le forze armate iraniane”.

Più netta la lettura del Consiglio Supremo per la Sicurezza Nazionale iraniano, che ha parlato di una vera e propria “vittoria”, sostenendo che molti dei punti chiave del piano sarebbero già stati accettati dagli Stati Uniti. Una narrazione che resta però distante da quella americana, ancora prudente e legata alla fase negoziale.

Verso i negoziati di venerdì

Il prossimo passaggio è atteso a breve. Le parti puntano ad avviare negoziati formali entro venerdì, sfruttando la finestra delle due settimane di tregua per definire i dettagli dell’accordo.

Sarà un confronto decisivo: da un lato la possibilità di trasformare una pausa nei combattimenti in un’intesa storica, dall’altro il rischio che le divergenze — dal nucleare al controllo di Hormuz — facciano saltare il fragile equilibrio raggiunto.

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