La tensione in Medio Oriente torna a crescere rapidamente. Secondo quanto riportato dall’agenzia iraniana Fars, Teheran avrebbe nuovamente bloccato il passaggio delle petroliere nello Stretto di Hormuz, uno dei punti strategici più cruciali per il commercio energetico globale. La decisione arriverebbe in concomitanza con i recenti attacchi israeliani in Libano, alimentando ulteriormente un clima già estremamente fragile nonostante i tentativi di tregua nelle ultime settimane.
Colpito un mezzo italiano Unifil
Tra gli episodi più delicati, anche il coinvolgimento diretto di un contingente italiano. Una colonna Unifil, impegnata nel trasferimento di personale verso Beirut per operazioni di rimpatrio, sarebbe stata fermata dalle forze di difesa israeliane (IDF). Durante l’operazione, colpi di avvertimento israeliani avrebbero danneggiato un veicolo italiano. Non si registrano feriti, ma la colonna è stata costretta a rientrare.
Il ministro degli Esteri Antonio Tajani, intervenendo alla Camera, ha espresso forte preoccupazione per l’accaduto:
“Appena uscito da questa aula chiederò informazioni immediate all’ambasciatore di Israele in Italia su ciò che è accaduto e che ha portato al danneggiamento di un mezzo militare italiano”. Tajani ha poi ribadito con fermezza: “I soldati italiani in Libano non si toccano. Le forze armate israeliane non hanno alcuna autorità per toccare i militari italiani”.
Ambasciatore israeliano convocato alla Farnesina
A seguito dell’incidente, la Farnesina ha deciso di agire formalmente. Secondo fonti del Ministero degli Esteri, l’ambasciatore di Israele in Italia è stato convocato alle ore 19:30 su richiesta dello stesso Tajani. Roma chiede chiarimenti immediati sull’accaduto, sottolineando la gravità dell’episodio e la necessità di garantire la sicurezza del personale italiano impegnato nella missione internazionale.
Una mossa ad alto impatto globale
Lo Stretto di Hormuz rappresenta un nodo fondamentale per il traffico petrolifero mondiale: da qui transita circa un quinto del greggio globale. Un nuovo blocco, anche temporaneo, potrebbe avere conseguenze immediate sui mercati energetici, con possibili rialzi dei prezzi di petrolio e gas e nuove turbolenze economiche a livello internazionale. Secondo l’agenzia, “il passaggio delle petroliere attraverso lo Stretto di Hormuz è stato bloccato contemporaneamente agli attacchi israeliani contro il Libano”, sottolineando il legame diretto tra le due dinamiche.
Tregua fragile e nuovi rischi
Solo poche ore prima, il vicepresidente statunitense JD Vance aveva parlato di una tregua ancora fragile con l’Iran. La nuova decisione di Teheran rischia ora di compromettere ulteriormente qualsiasi tentativo di stabilizzazione, mettendo in discussione l’accordo di cessate il fuoco raggiunto di recente con gli Stati Uniti. Nel frattempo, la Casa Bianca ha chiarito che il Libano non rientra formalmente negli accordi di tregua, lasciando aperto un fronte parallelo di conflitto.
Le posizioni diplomatiche
L’ambasciatore iraniano presso le Nazioni Unite a Ginevra, Ali Bahreini, ha dichiarato che Israele dovrebbe rispettare il cessate il fuoco anche in Libano, avvertendo che ulteriori attacchi potrebbero avere conseguenze gravi.
Sulla stessa linea il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi, che avrebbe denunciato presunte violazioni israeliane sia in Iran sia in Libano durante una telefonata con il capo dell’esercito pakistano, il generale Asim Munir. Araghchi ha inoltre espresso apprezzamento per il ruolo del Pakistan negli sforzi diplomatici per ridurre le tensioni nella regione.
Uno scenario in evoluzione
La situazione resta altamente instabile e in continua evoluzione. La possibile chiusura dello Stretto di Hormuz rappresenta un segnale forte da parte dell’Iran, ma anche un fattore di rischio globale che potrebbe innescare reazioni a catena sul piano politico, militare ed economico. Nei prossimi giorni sarà cruciale capire se si tratta di una misura temporanea o dell’inizio di una nuova fase di escalation nel conflitto mediorientale.


