Lo scenario geopolitico potrebbe cambiare, alla luce della sconfitta di Orban in Ungheria e sul fronte petrolio in aumento e blocco ormai definitivo dello Stretto di Hormuz per la guerra tra Iran e Usa la preoccupazione è alta. Le ultime dichiarazioni dell’Ad di Eni De Scalzi ci portano a riflettere. Il numero uno del gas italiano è stato netto: “Penso che sia necessario sospendere il bando che scatterà il primo gennaio 2027 sui 20 miliardi di gas naturale che vengono dalla Russia. E suggerirei anche, come sta dicendo il governo italiano, di rivedere anche l’Ets, la tassa su tutta l’industria pesante”. A margine della Scuola di formazione della Lega a Roma, De Scalzi è possibilista su un blocco che alla luce dei nuovi scenari potrebbe sfavorire e mettere in ginocchio l’industria italiana e non solo. Sullo scenario attuale secondo il dirigente Eni bisogna mettere le cose in prospettiva. Quanto sta accadendo nel Golfo di Hormuz è l’evento più importante negli ultimi 40 anni. Analizzando gli eventi precedenti come la Guerra del Golfo, la crisi finanziaria del 2008, la pandemia di Covid, la guerra in Ucraina, erano tutti eventi che avevano fatto cadere la domanda oggi lo scenario cambia radicalmente e l’emergenza di poter aprire alla Russia è reale. La questione infatti alla luce delle analisi fatte in questo momento non sono i prezzi, sono i volumi che servono. L’Europa consuma circa 60 milioni di tonnellate di jet fuel, ne importa il 35%, perché negli ultimi 18 anni sono state chiuse 36 raffinerie perché si è detto che il petrolio e il gas non servono. Tutto quello che sta accadendo ci dimostra che non c’è più capacità di raffinazione in Europa. O hai la capacità di produrre quel che ti serve o altrimenti rischi: sul jet fuel come sul gasolio. Un analisi attenta quella del colosso del gas europeo Eni. Ma cosa farà Putin? Aprirà all’Europa? E se si metterà a disposizione uomini mezzi e giacimenti per il mercato europeo e mondiale? Ai posteri l’ardua sentenza. In ogni caso ci sarà da augurarselo anche per porre fine ad un blocco che penalizzerebbe su più fronti il Vecchio Continente. L’aria sta cambiando se da una parte Trump gioca a fare il dittatore sullo scacchiere internazionale, chi la dittatura l’ha vissuta forse secondo economisti e geopolitici esperti ora potrebbe cambiare atteggiamento e trovare un punto di incontro proprio sulla via del gas.
Putin sí o no, la guerra del gas e il crollo di Orban riaprono le porte?
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