Le parole di Donald Trump contro Giorgia Meloni aprono un fronte inedito nei rapporti tra Roma e Washington. Il presidente americano ha definito “inaccettabili” le parole di condanna della premier italiana dopo gli attacchi del presidente degli Stati Uniti al Papa, intervenendo pubblicamente con toni duri che hanno sorpreso per intensità e modalità, anche alla luce del rapporto politico costruito negli ultimi anni tra i due leader. Una presa di posizione che ha costretto Palazzo Chigi a reagire, rivendicando autonomia e sottolineando come, anche tra alleati, il dissenso su temi sensibili – come il rispetto della figura del Pontefice – sia legittimo. Sullo sfondo resta il nodo politico: la tenuta dell’asse con gli Stati Uniti e la capacità del governo italiano di mantenere una linea autonoma senza incrinare l’equilibrio atlantico. Le reazioni di maggioranza e opposizione raccolte da Lo Speciale.
Trump contro Meloni, le interviste a maggioranza e opposizione
Dal centrodestra arriva una difesa articolata della premier, che insiste sul principio della chiarezza nei rapporti tra alleati. Il presidente del Senato Ignazio La Russa è netto: “Credo che Giorgia Meloni non avrebbe mai potuto stare in silenzio di fronte a un atteggiamento nei confronti del Papa come quello che si è verificato da parte del Presidente degli Stati Uniti d’America, come cattolico e come Presidente del Consiglio. Solo chi non conosce il rapporto che c’è tra l’Italia complessivamente, quindi destra, sinistra, tutti praticamente, e il Papa e la Chiesa Cattolica può immaginare che il Presidente del Consiglio italiano non reagisca a un attacco al Papa”. E ancora: “Non c’è niente di insanabile perché la Meloni e il governo italiano sanno benissimo che anche nei rapporti di amicizia la chiarezza è d’obbligo. Quando c’è da dire sono d’accordo, nessuno come la Meloni è stato così chiaro nel dire sono d’accordo con certe scelte di Trump, ma nessuno come la Meloni è stato così chiaro quando non è d’accordo a dire non sono d’accordo con certe dichiarazioni o scelte di Trump”.
Più prudente ma sulla stessa linea il ministro per gli Affari Europei Tommaso Foti: “I rapporti tra Italia e America sono abbastanza solidi e quindi ognuno si comporta come meglio ritiene. Noi comunque non temiamo assolutamente nulla, ma comunque siamo attrezzati per fare fronte a qualsiasi cosa. L’abbiamo fatto con la Russia, penso che fornisse leggermente più gas rispetto agli USA”.
Da Fratelli d’Italia interviene Giovanni Donzelli: “Gli Stati Uniti restano una nazione amica, l’Italia e gli Stati Uniti sono due nazioni alleate, detto questo anche agli amici quando non si è d’accordo si dice no. Quando dice sì è sì, quando è giusto dire no è giusto dire no”. E ribadisce: “Per noi non abbiamo una visione della politica da tifosi, soprattutto la politica estera, ci vuole molta serietà e schiena dritta”. Sul rapporto con Washington insiste: “Non è il tema Trump o non Trump, gli Stati Uniti sono una nazione alleata… non si può pensare di cambiare un’alleanza strategica fin dal dopoguerra in base a chi governa”. Ma chiarisce: “Questo non vuol dire che per forza si debba dire o tutto bene o tutto male, quando Trump sbaglia e non siamo d’accordo, con serenità, rimanendo inalterata l’amicizia tra le due nazioni, si dice che sbaglia e che non siamo d’accordo”.
Dalla Lega, il capogruppo al Senato Massimiliano Romeo rivendica l’autonomia italiana: “Non è che c’è un cambio di registro, nel senso che noi non siamo mai stati subalterni alle scelte di altri Paesi, noi ci comportiamo da Paesi alleati e proprio come Paesi alleati giustamente se siamo in disaccordo su alcune scelte è giusto che vengano messe in evidenza”. E aggiunge: “Questo non ci esime dal mostrare quello che è un atteggiamento che tra l’altro vorremmo che venisse più riconosciuto al Governo, ossia il fatto di quest’opera di forte mediazione che il Governo ha fatto a livello internazionale per tenere unito l’Occidente”. Quindi la linea: “Pensiamo che mediare sia il contributo più raro e più prezioso che un alleato possa dare ed è quello che il Governo ha fatto… noi siamo sempre alla ricerca della mediazione perché serve a tenere aperto un tavolo”. E conclude: “Noi rimaniamo sempre con l’Occidente e quindi le relazioni con gli Stati Uniti e con Israele resteranno… non è questo il caso di una subalternità e l’abbiamo dimostrato concretamente”.
Dalle opposizioni, invece, lettura opposta dello scontro. Per Stefano Patuanelli del M5S si tratta di una correzione tardiva: “È una posizione che punta a riguadagnare un consenso che la vicinanza Trump stava facendo perdere a questo Governo. Su tantissime questioni dove il Governo Meloni si è dimostrato totalmente schiacciato sulle posizioni americane, non ha mai detto niente”. E attacca: “Giustamente è intervenuto per difendere l’attacco vergognoso di Trump verso il Papa, ma mi sembra un po’ tardivo questo cambio”. Poi affonda: “Se fai lo scendiletto per quattro anni, non puoi aspettarti di essere trattata non da scendiletto… quanto detto sul Papa è allucinante, persino per Trump”.
Sulla stessa linea il deputato Pd Matteo Orfini: “La reazione di Trump dimostra quello che noi abbiamo sempre detto, Trump vuole dei subalterni non degli alleati e noi non possiamo essere questo, l’Italia non può diventare questo”. E aggiunge: “Le accuse sono sempre inaccettabili… è evidente che è una lezione durissima per la Meloni ed è anche la dimostrazione che la subalternità e il vassallaggio non pagano”.
Ancora più duro Peppe De Cristofaro (Avs): “La Meloni è stata due anni e mezzo completamente prona al trumpismo… ha messo questo Paese anche in una condizione di grande difficoltà e di grande debolezza”. E conclude: “Le mosse che ha fatto negli ultimi giorni sono tardive… questa subalternità strutturale oggi porta il conto”.
