Via libera definitivo della Camera al decreto Sicurezza e, appena 76 minuti dopo, il Consiglio dei ministri interviene con un decreto correttivo sul punto più contestato del provvedimento: il compenso da 615 euro previsto per l’assistenza ai migranti nei programmi di rimpatrio volontario assistito.
La giornata parlamentare si è chiusa con un doppio passaggio politico e normativo che ha acceso il confronto tra maggioranza e opposizioni, mentre a Montecitorio il clima si è surriscaldato tra cori di “Bella ciao”, l’Inno di Mameli e le polemiche legate alla vigilia del 25 aprile.
Il Consiglio dei ministri si è riunito oggi alle 12.37 a Palazzo Chigi sotto la presidenza del vicepremier Antonio Tajani, con segretario il sottosegretario Alfredo Mantovano. Su proposta della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi e del ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, il governo ha approvato un decreto legge che modifica le norme sui rimpatri volontari assistiti introdotte proprio con la conversione del decreto Sicurezza.
Al centro della correzione c’è la norma che aveva provocato forti critiche da parte delle opposizioni, della società civile, del Consiglio nazionale forense e anche un richiamo del Quirinale: il riconoscimento di un compenso di circa 615 euro per chi assiste il cittadino straniero nella richiesta di partecipazione a un programma di rimpatrio volontario assistito.
Il nuovo testo non elimina il compenso, ma ne cambia l’impianto. Il contributo sarà infatti subordinato “alla conclusione del procedimento amministrativo e non più all’esito della partenza del migrante”, e soprattutto si amplia la platea dei beneficiari eliminando il vincolo che prevedeva l’assistenza “esclusivamente ad opera di un avvocato”.
Saltano inoltre i riferimenti al Consiglio nazionale forense come soggetto coinvolto nella gestione della misura. Non sarà più il Cnf a collaborare con il ministero dell’Interno né ad avere la funzione di ripartizione del compenso. Sarà invece un successivo decreto del Viminale a definire i criteri per individuare i soggetti che potranno svolgere l’attività di assistenza e per la corresponsione del relativo contributo.
Una correzione arrivata in tempi record: alle 12.18 Montecitorio aveva votato la conversione definitiva del decreto Sicurezza con dentro ancora la norma contestata, alle 13.34 il Consiglio dei ministri ha approvato il decreto che la modifica.
Aula infuocata tra cori, proteste e scontro politico sul 25 aprile
L’approvazione definitiva del decreto Sicurezza è arrivata in un clima ad alta tensione a Montecitorio, in un intreccio simbolico con la vigilia della Festa della Liberazione. La seduta si è aperta con i deputati delle opposizioni in piedi a intonare “Bella ciao”, tra i richiami del vicepresidente della Camera Fabio Rampelli che ha invitato l’Aula a proseguire i lavori. Dai banchi delle minoranze sono comparsi cartelli con la scritta “La nostra sicurezza è la Costituzione” e foulard tricolori, mentre il dibattito si è subito acceso sul significato politico del 25 aprile e sul contenuto del provvedimento appena approvato.
Tra accuse reciproche e toni sempre più duri, il confronto si è trasformato in uno scontro aperto tra maggioranza e opposizioni, con il decreto Sicurezza indicato dalle minoranze come un testo che richiama logiche repressive e liberticide, mentre dal centrodestra è arrivata la difesa dell’impianto del provvedimento e la rivendicazione del valore unitario della Liberazione.
Al termine degli interventi, dai banchi di Fratelli d’Italia è partito l’Inno di Mameli, seguito dalle opposizioni che si sono alzate in piedi. A restare seduti sono stati invece i deputati della Lega insieme ai ministri Matteo Salvini e Matteo Piantedosi, scelta che ha provocato nuove proteste e richiami dai banchi avversari. Salvini, lasciando l’Aula per raggiungere Palazzo Chigi e partecipare al Consiglio dei ministri che ha poi varato il decreto correttivo sui compensi per i rimpatri, ha liquidato così la polemica: “Siamo qua per il decreto Sicurezza, non è un festival canoro”.



