Donald Trump torna al centro delle tensioni dopo quanto accaduto alla cena dei corrispondenti all’Hilton di Washington: è il terzo episodio recente che mette a rischio la sua sicurezza. Il caso più grave risale al luglio 2024, quando durante un comizio a Butler, in Pennsylvania, fu ferito di striscio al volto da un colpo di arma da fuoco. L’attentatore, appostato su un tetto, sparò otto colpi prima di essere ucciso, colpendo anche un pompiere volontario poi morto.
Il tentativo sventato sul campo da golf
A settembre dello stesso anno, Trump fu di nuovo nel mirino mentre giocava a golf a West Palm Beach. Un agente del Secret Service notò la canna di un fucile spuntare dalla recinzione e intervenne immediatamente, mettendo in fuga l’uomo armato, un 58enne apertamente ostile all’ex presidente.
Una lunga storia di attentati negli Stati Uniti
Questi episodi si inseriscono in una tradizione segnata dalla violenza politica. Dal 1865, anno dell’uccisione di Abraham Lincoln al termine della Guerra di Secessione, diversi presidenti sono stati colpiti: James Garfield nel 1881 e William McKinley nel 1901.
Da Kennedy a Reagan, i casi più noti
Il 1963 segnò uno spartiacque con l’assassinio di John Fitzgerald Kennedy a Dallas, evento ancora circondato da dubbi e teorie. Cinque anni dopo, anche il fratello Robert Kennedy fu ucciso durante la corsa alla nomination democratica. Nel 1981 Ronald Reagan sopravvisse invece a un attentato, pur rimanendo gravemente ferito.
Un clima politico sempre più teso
I recenti tentativi contro Trump si inseriscono in un contesto di forte polarizzazione negli Stati Uniti, dove la violenza politica torna a emergere come rischio concreto, coinvolgendo leader, candidati e attivisti.
