Decreto Lavoro, Meloni: “Stanziati 934 milioni e salario giusto”. I provvedimenti | Video

martedì, 28 Aprile 2026
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Il Consiglio dei Ministri ha approvato un nuovo decreto-legge che stanzia circa 934 milioni di euro per aggiornare le tutele del mercato del lavoro. Sotto la presidenza di Giorgia Meloni e su proposta della ministra Marina Calderone, il provvedimento mira a incentivare l’occupazione stabile di giovani e donne e a introdurre regole più rigorose per l’economia digitale e la dignità salariale.

L’intervento ruota attorno al principio del “salario giusto”, stabilendo che il trattamento economico dei lavoratori non debba essere inferiore ai minimi previsti dai contratti collettivi nazionali (CCNL) sottoscritti dalle organizzazioni sindacali e datoriali più rappresentative. L’obiettivo dichiarato è contrastare il dumping contrattuale e favorire la concorrenza leale tra le imprese, preservando l’autonomia della contrattazione collettiva senza ricorrere a un salario minimo fissato per legge.

“Salario giusto e benefici concreti”:
le parole di Giorgia Meloni

“Il Decreto Legge stanzia quasi un miliardo di euro per il rinnovo di alcuni importanti ed efficaci incentivi rivolti a giovani under 35, donne e lavoratori in area Zes, a cui si può accedere solo se si applica ai lavoratori il salario giusto. Con salario giusto s’intende il trattamento economico complessivo percepito dal lavoratore, non solo dal salario orario ma da tutti gli elementi economici, diverso dal salario minimo orario con cui si rischia di peggiorare alcuni contratti in essere”, così la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni in una conferenza stampa dopo il Consiglio dei Ministri.

“Altro dato significativo riguarda i congedi parentali, che noi abbiamo portato a tre mesi coperti all’80%. Anche questa è una misura molto concreta, molto economica, perché per un lavoratore che guadagna 35.000 euro l’anno, vale un beneficio di circa 4.000 euro”, ha aggiunto la Presidente sottolineando l’impatto delle misure di sostegno alle famiglie.

Salario giusto, bonus assunzioni
e contrasto al caporalato digitale

Oltre alla definizione del salario giusto, il decreto introduce una tutela per i periodi di vacanza contrattuale: se un contratto non viene rinnovato entro dodici mesi dalla scadenza, le retribuzioni saranno adeguate forfettariamente in misura pari al 30% della variazione dell’indice IPCA. Sul fronte degli incentivi, il piano per il 2026 prevede decontribuzioni totali per 24 mesi destinate all’assunzione di donne svantaggiate, con esoneri fino a 650 euro mensili che diventano 800 euro nella ZES del Mezzogiorno. Sono previsti bonus anche per gli under 35, con sgravi fino a 500 euro (650 euro nel Sud), estesi anche alla stabilizzazione dei contratti a termine. Una misura specifica riguarda poi le piccole imprese del Mezzogiorno per l’assunzione di disoccupati over 35.

Il provvedimento affronta anche il tema del “caporalato digitale”, imponendo l’obbligo di identificazione certa tramite SPID o CIE per i lavoratori delle piattaforme, vietando la cessione degli account e responsabilizzando i gestori sulla vigilanza. Viene inoltre sancito il diritto alla trasparenza algoritmica, permettendo ai lavoratori di conoscere i parametri che influenzano l’assegnazione dei compiti e di richiedere l’intervento umano per il riesame di decisioni automatizzate.

Infine, il decreto promuove la conciliazione famiglia-lavoro con sgravi contributivi per le imprese dotate della certificazione UNI/PdR 192:2026 e offre ai lavoratori la possibilità di conferire alla previdenza complementare le quote del TFR maturate nel primo semestre del 2026.

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