Tra la Rai e Sigfrido Ranucci è polemica infinita. Un nuovo capitolo si è aggiunto oggi quando l’azienda ha inviato al conduttore di “Report” una lettera di richiamo per le affermazioni fatte dal giornalista di Raitre alla trasmissione “ È sempre Cartabianca” (Raiquattro) sul ministro della Giustizia, Carlo Nordio. Immediatamente è scoppiato il caso politico. Contro viale Mazzini insorgono il Pd e la presidente della Commissione di Vigilanza Rai, Barbara Floridia.
Che cosa è successo? Che Ranucci ha dichiarato, nel “salotto” televisivo di Bianca Berlinguer di aver raccolto una testimonianza secondo la quale Nordio sarebbe stato ospite di compagno di Nicole Minetti, Giuseppe Cipriani, nel ranch che questi possiede in Uruguay. Si tratta di una notizia non verificata, ma tale da ingenerare il sospetto che tra il ministro e l’ex igienista dentale ci sarebbe un’intesa in relazione al caso della contestata concessione della grazia alla Minetti stessa.
Si tratta di un’allusione grave, ai danni di un ministro, peraltro pronunciata dal giornalista in una rete concorrente con la tv di Stato. E questo per la Rai è un comportamento inaccettabile. Innanzi tutto perché, secondo il codice etico di Viale Mazzini, tutti i dipendenti devono rispettare i principi del servizio pubblico e della deontologia professionale, anche quando si esprimono al di fuori delle trasmissioni aziendali. Di qui una decisione che potrebbe rivelarsi pesante per il giornalista: «Qualora Nordio – si legge nel comunicato dell’azienda – dovesse querelare Ranucci, la Rai non offrirebbe copertura legale».
Poiché il creatore di “Report” è una sorta di oracolo per la sinistra nostrana, è partito subito il fuoco di sbarramento della Commissione di Vigilanza Rai, la cui presidente Barbara Floridia è senatrice del M5S. «La lettera di richiamo della Rai a Sigfrido Ranucci è un atto molto grave. Chiederò all’azienda i dettagli di un provvedimento di cui a nessuno può sfuggire la valenza “politica”» Secondo Floridia, ci sarebbe «un eccesso di zelo e un’attenzione al limite dello spasmodico verso Ranucci e verso Report: un clima tossico incompatibile con il servizio pubblico». In particolare, la presidente si dice particolarmente preoccupata dal passaggio in cui l’azienda affermerebbe che “qualora Nordio dovesse querelare Ranucci, la Rai non offrirebbe copertura legale”. Un messaggio che, secondo l’esponente del M5S, suona «come una intimidazione che non può essere in alcun modo accettata, tanto più se rivolta nei confronti di un giornalista sotto scorta e che ha subito uno degli attentati più gravi degli ultimi anni».
“Spasmodica” l’attenzione che la Rai riserva al giornalista di Raitre? Qui di “spasmodico” c’è solo l’accanimento di Ranucci contro il governo e il suo continuo tentativo, attraverso la trasmissione che conduce, di alzare polveroni contro Giorgia Meloni e Fratelli d’Italia.
Ma ormai il creatore di “Report” è “santificato” dall’opposizione. E guai a chi lo tocca. Tant’è che il gruppo Pd in Vigilanza dipinge Ranucci come uno che «con estrema professionalità porta avanti le sue inchieste giornalistiche, sempre nel rispetto della piena trasparenza e con estremo coraggio, nonostante le numerose intimidazioni ricevute, di cui addirittura un attentato bomba».
Che dice il diretto interessato di questa ennesima bufera che lo riguarda? Così Ranucci risponde su Facebook: «Prendo atto di quanto riporta l’Ansa che, da ottima agenzia, ha avuto la notizia prima che mi venisse comunicata personalmente la decisione dell’azienda. Tuttavia non ho timori di affrontare in giudizio il ministro della Giustizia, che è anche colui che è custode dell’Albo dei giornalisti. Sul resto, ci sono cose che hanno un prezzo altre che hanno un valore. E per me la libertà di informazione è un valore inalienabile dell’umanità».
Ranucci invoca la libertà di informazione. Ma che informazione è dare in tv una notizia non verificata ai danni di un ministro?



