Alla fine ha vinto il film più piccolo, più storto e forse anche più libero della stagione. Le città di pianura di Francesco Sossai ha dominato la 71esima edizione dei David di Donatello portandosi a casa otto statuette, comprese quelle per miglior film e miglior regia. Un trionfo che certifica qualcosa di raro nel cinema italiano contemporaneo: il successo di un’opera indipendente, malinconica e fuori dai circuiti tradizionali, capace di incassare quasi due milioni di euro senza il sostegno massiccio delle grandi campagne promozionali.
Eppure, come spesso accade ai David, il cinema è stato solo una parte della storia.
La sensazione, guardando la lunga maratona di Rai1, è che il premio più importante del cinema italiano continui a vivere una crisi d’identità: vuole essere insieme celebrazione culturale, varietà televisivo, tribuna politica, festival pop e rituale autoreferenziale. Risultato: quattro ore abbondanti di cerimonia, ritmo spezzato, monologhi infiniti, sketch dimenticabili e un senso generale di stanchezza.
Flavio Insinna, affiancato da Bianca Balti, è finito nel mirino praticamente da subito. La sua conduzione è stata accusata di essere invadente, prolissa, incapace di trovare il tono giusto tra ironia e sobrietà. Più che accompagnare la serata, spesso sembrava volerla occupare. Bianca Balti, elegante ma inevitabilmente sacrificata, è apparsa quasi spettatrice di un meccanismo che non riusciva mai davvero a decollare. E se i social sono spesso impietosi per sport, stavolta il giudizio negativo è sembrato piuttosto condiviso anche tra addetti ai lavori e commentatori.
Del resto il problema dei David non nasce certo con Insinna. Ogni anno la stessa promessa: rendere la premiazione più agile, moderna, televisiva. Ogni anno lo stesso risultato: una cerimonia che si perde in digressioni, autocelebrazioni e tempi morti. Tra collegamenti, applausi comandati e interventi-fiume, il cinema finisce quasi schiacciato dal format.
Nel mezzo, naturalmente, la politica. Sul palco si sono susseguiti appelli per la Palestina, riferimenti a Gaza, citazioni di Robert De Niro contro “autocrati e fascisti”, elogi al discorso di Sergio Mattarella al Quirinale. Temi legittimi, certo, ma che riaprono ogni volta la stessa domanda: i David vogliono essere una festa del cinema o un grande megafono simbolico della borghesia culturale italiana?
La battuta più velenosa l’ha affidata ai social Pietro Vega: «Non so se si avverte il grottesco di tutti questi appelli propal recitati da persone che brandiscono orgogliosi e vindici la statuetta del re d’Israele». Cinica, provocatoria, forse ingenerosa, ma perfettamente in linea con il clima divisivo della serata.
Sul fronte artistico, invece, i premi sono apparsi nel complesso coerenti. Sergio Romano ha vinto come miglior attore protagonista proprio per Le città di pianura, mentre Aurora Quattrocchi, 83 anni, è stata premiata per Gioia mia di Margherita Spampinato, una delle poche scelte davvero sorprendenti e coraggiose della serata. Matilda De Angelis ha ottenuto il David come miglior attrice non protagonista per Fuori di Mario Martone e Lino Musella quello come miglior attore non protagonista per Nonostante di Valerio Mastandrea.
Il grande sconfitto resta però Paolo Sorrentino. Per il secondo anno consecutivo il regista napoletano esce a mani vuote: nel 2025 era toccato a Parthenope, quest’anno a La grazia. Un ridimensionamento che pesa e che sembra raccontare qualcosa di più profondo: una parte del cinema italiano pare aver voltato le spalle ai grandi autori “internazionali”, preferendo opere più piccole, territoriali, meno stilizzate e più immediatamente emotive.
In questo senso il successo di Sossai è anche un segnale politico interno all’industria: meno manierismo, meno monumentalità, più autenticità produttiva. O almeno così piace raccontarla.
Resta però una contraddizione difficile da ignorare. Mentre il cinema italiano continua a lamentare sale vuote, crisi produttive e irrilevanza culturale, la sua notte più importante sembra incapace di parlare davvero al pubblico. I David restano un rito molto amato da chi il cinema lo fa, assai meno da chi dovrebbe andare a vederlo.
E forse il punto è tutto lì.
La lista completa dei vincitori:
Miglior film
Le città di pianura di Francesco Sossai
Miglior regia
Francesco Sossai per Le città di pianura
Miglior regista esordiente
Margherita Spampinato per Gioia mia
Migliore sceneggiatura originale
Francesco Sossai e Adriano Candiago, Le città di pianura
Migliore sceneggiatura non originale
Doriana Leondeff, Silvio Soldini, Lucio Ricca, Cristina Comencini, Giulia Calenda e Ilaria Macchia, Le assaggiatrici
Miglior produttore
Marta Donzelli e Gregorio Paonessa (Vivo Film con Rai Cinema) in collaborazione con Philipp Kreuzer (Maze Pictures) e Cecilia Trautvetter, Le città di pianura
Miglior attrice protagonista
Aurora Quattrocchi, Gioia mia
Miglior attore protagonista
Sergio Romano, Le città di pianura
Migliore attrice non protagonista
Matilda De Angelis, Fuori
Miglior attore non protagonista
Lino Musella, Nonostante
Miglior casting
Adriano Candiago, Le città di pianura
Migliore autore della fotografia
Paolo Carnera, La città proibita
Miglior compositore
Fabio Massimo Capogrosso, Primavera
Migliore canzone originale
“Ti” di Krano, Le città di pianura
Miglior scenografo
Andrea Castorina e Marco Martucci, La città proibita
Miglior costumista
Maria Rita Barbera e Gaia Calderone, Primavera
Miglior trucco
Esmé Sciaroni, Le assaggiatrici
Migliore acconciatura
Marta Iacopini, Primavera
Miglior montaggio
Paolo Cottignola, Le città di pianura
Miglior suono
Gianluca Scarlata (presa diretta), Davide Favargiotti (montaggio del suono), Daniele Quadroli (creazione suoni) e Nadia Paone (mix), Primavera
Migliori effetti speciali visivi
Stefano Leoni e Andrea Lo Priore, La città proibita
Miglior film documentario
Roberto Rossellini – più di una vita di Ilaria De Laurentiis, Andrea Paolo Massara, Raffaele Brunetti
Miglior cortometraggio
Everyday in Gaza di Omar Rammal
Miglior film internazionale
Una battaglia dopo l’altra di Paul Thomas Anderson
David Giovani
Le assaggiatrici di Silvio Soldini
David dello spettatore
Buen camino di Gennaro Nunziante
David alla carriera
Gianni Amelio
David speciale
Bruno Bozzetto
Premio Cinecittà
Vittorio Storaro



