È iniziata la settimana più attesa dal tennis italiano. Jannik Sinner è arrivato al Foro Italico e il Foro Italico non era pronto. O forse lo era fin troppo: migliaia di tifosi accorsi già dal primo pomeriggio, cori, striscioni che lo ritraggono come un santo laico, e un boato che ha accolto il suo ingresso in campo come fosse la finale di uno Slam. Per un’ora il numero uno del mondo si è allenato sul campo 5 — non senza qualche polemica, essendo quello meno visibile per molti fan in attesa da ore e posizionato sotto gli spazi degli sponsor più generosi— insieme ad Alessandro Ingarao, campione italiano di seconda categoria per quattro anni consecutivi. In tribuna, silenziosi e orgogliosi, c’erano anche mamma Siglinde e papà Hanspeter.
Ma se il campo ha regalato spettacolo, è stata la conferenza stampa a consegnare la versione più inattesa di Sinner: quella del sindacalista.
Sinner le parole in conferenza stampa
A due giorni dal debutto agli Internazionali BNL d’Italia 2026, l’altoatesino è entrato a gamba tesa sulla questione che tiene in fibrillazione i circuiti ATP e WTA: il divario tra i montepremi degli Slam — fermi al 15% degli introiti — e quelli degli altri grandi tornei, che arrivano al 22%. Una battaglia che va avanti da oltre un anno, alimentata dalla lettera firmata dai primi venti giocatori del mondo e rimasta, a oggi, senza risposta concreta.
“Negli altri sport, se i top mandano una lettera importante, credo che in 48 ore riceverebbero non solo una risposta, ma anche un incontro”, ha detto Sinner con la calma tagliente di chi ha già deciso da che parte stare. “Siamo stati zitti per tanto tempo. Siamo arrivati a un momento in cui è giusto parlare.”
Il punto, ha tenuto a precisare, non sono i soldi in sé: “I soldi sono una conseguenza. È una questione di rispetto. Senza di noi i tornei non esistono.” E sul boicottaggio, ipotesi lanciata con forza a Roma anche da Aryna Sabalenka: “Capisco i giocatori che ne parlano, perché da qualche parte dobbiamo pur cominciare. Speriamo che già Wimbledon cambi qualcosa sul prize money. Poi vedremo.”
Non è una posizione nuova nel circuito — Novak Djokovic la porta avanti dai tempi della fondazione della PTPA, sei anni fa — ma sentirla articolata con questa chiarezza dal numero uno del mondo ha un peso diverso. “Non chiediamo il 50%, non ci piacerebbe neanche”, ha aggiunto Sinner. “Ma forse stiamo prendendo un po’ troppo poco.”
Poi, come sa fare meglio di chiunque altro, Sinner ha cambiato registro. Ventiquattro anni, un Roland Garros già in tasca, Roma nel mirino e la leggerezza di chi — almeno all’apparenza — non sente il peso di niente.
“Sono contento di quello che sto facendo, è qualcosa di molto molto bello”, ha detto sorridendo. “Cerco sempre di essere un pelino più forte del giorno prima. È sempre stata la mia determinazione, e un po’ anche la mia vita.”
E il divertimento? “Ci sono sempre dei momenti in cui mi diverto, ma il mio divertimento a volte lo faccio vedere un po’ meno. In questi giorni ho giocato a golf e a calcio. Non mi sono allenato né in campo né in palestra. Era giusto farlo.”
Tre giorni di stacco totale dopo Madrid, prima di tuffarsi nell’appuntamento che tutto il tennis italiano aspetta da cinquant’anni: l’ultimo italiano a vincere al Foro Italico fu Adriano Panatta nel 1976. Sinner non ci pensa, o almeno dice di no. “Sono focalizzato sul presente. È bellissimo tornare qui, soprattutto dopo l’anno scorso, quando sono rientrato dopo mesi difficili e ho sentito l’affetto dei tifosi.”
