Di Gian Piero Covelli
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La sicurezza del lavoro in ambito sanitario è regolata dal D. Lgs. 81/2008, che impone la valutazione dei rischi, la formazione continua del personale e l’adozione di misure preventive per proteggere la salute dei lavoratori da rischi biologici, fisici e chimici.
Questa la teoria, ma la realtà? I problemi sono tanti come le criticità quotidiane.
INNANZITUTTO I RISCHI PER GLI OPERATORI.
Il personale sanitario è esposto a rischi biologici (agenti infettivi), fisici (radiazioni), chimici (farmaci, disinfettanti), ergonomici (movimentazione carichi) e psicosociali (stress lavoro-correlato, burnout).
RISCHIO AGGRESSIONI: Il rischio-violenza, fisica e verbale, è particolarmente elevato nei Pronto soccorso, in psichiatria, nelle RSA e nei servizi territoriali (118, guardia medica).
VIGILANZA: Le Asl (Aziende ULSS) e l’Ispettorato Nazionale del Lavoro (INL) sono gli organi incaricati di vigilare sul rispetto delle norme, con poteri di ispezione.
Dai problemi ai NUMERI.
Durante la pandemia COVID-19 ci sono stati oltre 178 medici deceduti, relativamente a casi recenti di burnout e carichi di lavoro eccessivi. Tra questi, il 50%, erano medici di famiglia, spesso senza protezioni adeguate nelle prime fasi. Per non parlare della violenza in ospedale, presso le cliniche o gli studi ambulatoriali: solo nel 2025 in Italia si sono registrate quasi 18.000 aggressioni ai danni di operatori sanitari e sociosanitari, coinvolgendo oltre 23.367 operatori.
Qual è lo stato dell’arte della sicurezza del lavoro a Roma e nel Lazio? Me lo chiedo da professionista impegnato da decenni sul campo.
Nel Lazio, durante la pandemia, cioè dal 2021, sono stati 22 i medici deceduti. La violenza contro gli addetti ai lavori e il personale sanitario (Lazio e Roma comprese) ha raggiunto cifre esorbitanti: nel 2024, sono stati registrati 1.156 casi di violenza che hanno coinvolto oltre 1.800 operatori.
Ultimi episodi rilevanti a Roma (2026) Ospedale San Camillo (Aprile 2026): aggressione ai danni di medici e infermieri da parte di un paziente appena dimesso. Ospedale San Giovanni (Aprile 2026): un infermiere è stato colpito da un paziente arrivato in ambulanza. Ospedale Vannini (Gennaio 2026): un medico di 46 anni ha subito la frattura di una vertebra dopo essere stato aggredito da un paziente in attesa al pronto soccorso.
Punti critici i Pronto Soccorso. Le tensioni esplodono spesso a causa delle lunghe attese, del sovraffollamento e del rifiuto di richieste improprie (come l’ottenimento di documenti riservati).
Da medico e da cittadino chiedo alle autorità comunali, all’assessore Barbara Funari, e regionali, al governatore Francesco Rocca, che detiene l’interim regionale alla Salute, di controllare, vigilare meglio sulla sicurezza nei luoghi di lavoro e adottare le misure necessarie.
Non basta limitarsi a denunciare (le attese ai Pronto soccorso, la mancanza di personale sanitario e di controlli da parte delle forze di sicurezza, per non parlare dell’assistenza ai fragili e disabili), bisogna dare risposte concrete.
Anche perché a pagare sono i cittadini. E la salute, è un bene tutelato e garantito dalla Costituzione. La sanità pubblica va difesa, non smantellata.



