Tregua fragile e forse i negoziati di pace sono in stallo questa è l’aria che tira e secondo economisti e specializzati di conflitti bellici e di geopolitica, siamo di fronte ad una situazione di immobilità costante e di un andrivieni che non favorisce certo una pace immediata. Sensazionalismi a stelle e strisce a parte Teheran avvisa che, se venisse nuovamente attaccata, potrebbe arricchire le sue scorte di uranio sino al 90%, un livello idoneo per l’arma nucleare. Questa sul piatto è l’ultima di una serie di minacce incrociate tra Iran e Usa che, insieme a preparativi militari e negoziati indiretti, accompagnano una tregua fragile e una situazione di stallo. E c’è chi tira le somme dei costi di questo grandissimo conflitto sull’asse Iran-Usa arrivato finora ad una spesa pari a 29 miliardi di dollari tra armamenti e contingenti diplomatici e di guerra da e per i territori. Questa pare sia l’ultima stima fornita dal Pentagono, comprensiva dei costi per la riparazione e la sostituzione delle attrezzature, oltre che delle spese operative. La cifra segnala un aumento di 4 miliardi di dollari rispetto alla stima fornita dal Pentagono alla fine del mese scorso. Sul fronte italiano invece si esprime il titolare della Difesa Crosetto che oggi in audizione alla Camera proprio sulla questione relativa ad Hormuz parla insieme al Ministro degli Esteri Tajani. Crosetto è netto. La decisione è che in via precauzionale si predispongano due unità di cacciamine vicine allo Stretto, inizialmente nel Mediterraneo orientale, successivamente nel Mar Rosso, nell’ambito delle missioni già in corso come Mediterraneo Sicuro e Aspides, e all’interno del quadro autorizzato missione Internazionale dell’Italia. L’intervento dell’Italia è chiaramente di preparazione e tutela delle operazioni nel Golfo per poter essere al passo con le decisioni degli alleati. Il ministro ha sottolineato più volte stamane che è meglio intervenire oggi se domani sarà ancora possibile. Le operazioni di ripresa degli scambi nel Golfo non saranno immediate pertanto meglio premunirsi. Dello stesso parere Tajani che per sgomberare il campo dagli equivoci sottolinea: “Non chiediamo di autorizzare una nuova missione militare nel Golfo ma di condividere l’impegno del governo per la pace e il percorso che potrebbe portare a un nostro impegno nella coalizione internazionale. Impegno, sottolineo, solo dopo la cessazione definitiva delle ostilità”. Questo il parere dei due dicasteri italiani oggi davanti alle Commissioni riunite Esteri e Difesa Camera e Commissione Esteri e Difesa Senato, nel corso dell’audizione sulle iniziative internazionali per il ripristino della libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz.



