Manette e pannoloni: la protesta di Giachetti sblocca lo stallo in Vigilanza Rai

venerdì, 15 Maggio 2026
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È stata necessaria un’iniziativa eclatante per sbloccare la situazione di stallo che da oltre un anno paralizzava la Commissione di Vigilanza Rai.

Il deputato di Italia Viva Roberto Giachetti oggi, nell’Aula di Montecitorio, ha compiuto un’azione fulminea, le cui modalità hanno ricordato quelle tipiche del Partito Radicale, nel quale aveva militato da giovane.

Giachetti si è legato al banco della Camera con un paio di manette comprate, come lui stesso ha raccontato, “in un sexy shop”, dando alla vicenda — molto seria — contorni eccentrici. E mentre il presidente della Camera Lorenzo Fontana scendeva nell’emiciclo per parlargli, il deputato annunciava anche il passaggio dallo sciopero della fame a quello della sete. “Mi autosequestro nella casa della democrazia”, ha detto, denunciando il “sequestro” della Commissione parlamentare di Vigilanza Rai da parte della maggioranza.

La protesta di Giachetti arrivava dopo dodici giorni di digiuno e dopo la lunga paralisi della Commissione che dovrebbe vigilare sul servizio pubblico. Il nodo è sempre lo stesso: la mancata elezione della presidenza della Vigilanza Rai (Barbara Floridia, la candidatura avanzata dalle opposizioni, non è mai stata votata in via definitiva), che richiede una maggioranza qualificata e, dunque, un’intesa politica tra maggioranza e opposizioni. Intesa che non è mai arrivata. Risultato: la maggioranza di governo diserta le sedute facendo mancare il numero legale, con conseguenti audizioni ferme e attività di controllo congelate. L’organismo, di fatto, è bloccato da oltre un anno.

Una situazione che un mese fa aveva spinto anche il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella a intervenire pubblicamente. Dal Quirinale, parlando davanti agli studenti delle scuole di giornalismo, il Capo dello Stato aveva espresso parole nette: “Non è accettabile che, dopo un anno e mezzo, al servizio pubblico nazionale manchi ancora l’assetto dei propri organi amministrativi e la Commissione di Vigilanza non sia in grado di esercitare i suoi compiti”. Un richiamo eloquente, il secondo nella legislatura sul tema Rai, che però non aveva prodotto effetti concreti.

È dentro questo vuoto politico che Giachetti ha deciso di trasformare il proprio corpo in messaggio. “Invece di preoccuparsi per la mia salute, sarebbe utile occuparsi della salute della democrazia”, ha detto dall’Aula quasi deserta di Montecitorio, assistito dal personale sanitario inviato dalla Camera. Ha pensato a tutto, persino a un pannolone “nel caso dovessi fare pipì”, spiegando con una punta di ironia l’organizzazione della protesta permanente.

Sembrava una forma di protesta destinata a durare a lungo ma, a metà pomeriggio, è arrivato il comunicato congiunto dei membri della maggioranza in Vigilanza nel quale si affermava: “Abbiamo a cuore la salute di Roberto Giachetti, di cui non condividiamo le motivazioni, ma ha il nostro rispetto sia umano che politico. Per questo ribadiamo che siamo disponibili a garantire il numero legale nella prossima seduta della Commissione di Vigilanza Rai”.

A quel punto il deputato di Iv si è liberato dai “ferri”, ha messo fine alla protesta e al digiuno, e ha convocato una conferenza stampa nel corso della quale ha ringraziato il Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, “che oggi mi ha chiamato e alla quale ho spiegato le mie ragioni, che credo abbia compreso, facilitando la presa di posizione della maggioranza che risponde a quello che volevo ottenere: interrompere la paralisi della Vigilanza e garantire il numero legale”.

A stretto giro è arrivata anche la dichiarazione della presidente della Vigilanza Rai Barbara Floridia che, prendendo la palla al balzo, ha convocato la Commissione per mercoledì 27 maggio, alla luce della disponibilità della maggioranza a garantire il numero legale.

L’inusuale gesto di Giachetti sembra dunque aver prodotto il risultato politico che inseguiva da settimane.

Ora resta da capire se la convocazione della Commissione segnerà davvero la ripartenza dei lavori o se, quella di oggi, resterà soltanto una tregua temporanea dentro a uno stallo ancora tutto da risolvere.

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