Sull’intricata matassa di nodi da sciogliere per quanto riguarda un ipotetico accordo tra Iran e Usa per liberare a livello di traffico commerciale lo stretto di Hormuz e porre fine alle ostilità, la strada è lunga e perigliosa. Questo almeno secondo i recenti fatti e analizzando da una parte la presa di posizione dell’Iran e il cauto ottimismo degli Stati Uniti. A fare da ago della bilancia l’Europa che dopo una riunione dei volenterosi sull’asse Parigi – Bruxelles spera in un accordo che verosimilmente stando alle varie agende e al calendario potrebbe già profilarsi per il prossimo 5 giugno a Islamabad. Una ripresa di negoziati dunque tra le parti? A quanto pare si, mentre l’inquilino della Casa Bianca è cauto il suo uomo agli esteri Marc Rubio invece si dice ottimista e spera in una chiusura del cerchio anche nelle prossime ore. Ma quali sono i nodi al pettine in un quadro molto compromesso. Intanto da analizzare è la posizione europea che continua a sostenere la ripresa dei negoziati tra Iran e USA per il nucleare, nonostante le tensioni persistano. L’Iran ha già superato i limiti di arricchimento dell’uranio previsti dall’accordo del 2015, e la situazione si è aggravata con l’attivazione del meccanismo di “snapback” da parte di Francia, Germania e Regno Unito, che ha ripristinato le sanzioni ONU contro Teheran. Gli ultimi sviluppi vedono L’Iran che ha annunciato di aver sospeso la cooperazione con l’AIEA in risposta alle sanzioni. Dal canto loro gli Usa di Trump hanno imposto nuove sanzioni contro l’Iran, accusandolo di violare gli accordi. Mentre l’UE esorta le parti a tornare al tavolo dei negoziati e a rispettare gli impegni presi. La situazione è estremamente delicata e richiede una soluzione diplomatica e urgente per evitare un’escalation pericolosa. L’UE e la comunità internazionale devono continuare a lavorare per riportare le parti al tavolo dei negoziati e trovare un accordo che soddisfi le esigenze di sicurezza di tutti. La più colpita dalla situazione rimane l’economia globale, del Vecchio Continente in primis che subisce la frizione delle parti sul nodo strategico commerciale più ambito che è lo Stretto di Hormuz.Se le cose dovessero andare nel verso giusto, Londra e Parigi si attiverebbero immediatamente per mettere in pratica la missione di pacificazione nello stretto di Hormuz, che avrebbe anche lo sperato effetto, se lo augurano tutti, di placare le tensioni fra Usa e alleati della Nato in vista del vertice di Ankara dell’Alleanza. La Francia secondo alte fonti diplomatiche, ha una propensione al rischio tra le più alte all’interno della coalizione dei Volenterosi e sarebbe pronta a partire con tempi molto brevi rispetto agli altri alleati.



