Medvedev: «Europei, non dormirete sonni tranquilli». C’è da preoccuparsi?

venerdì, 29 Maggio 2026
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Sembra la battuta di un thrilling fantapolitico, ma è inquietante realtà. Il vicepresidente del Consiglio di sicurezza russo, Dimitrij Medvedev, minaccia gli europei: «Non potrete più dormire sonni tranquilli». Non è la prima volta che questo signore la spara grossa. Ma questa minaccia arriva lo stesso giorno in cui un drone russo ha colpito una città romena, Galati,  provocando l’incendio di un condominio. La Romania è un Paese Nato.

C’è da preoccuparsi? Le provocazioni russe durano da parecchio. E hanno essenzialmente lo scopo di mettere alla prova i nervi degli europei, saggiandone la capacità di reazione. È inutile stare a ricordare tutti gli sconfinamenti degli aerei militari russi nei cieli dell’Alleanza atlantica, soprattutto nell’area baltica. Però stavolta il livello della provocazione s’è alzato, perché sono stati prodotti danni materiali. Governi e vertici militari, in base a diversi segnali arrivati negli ultimi tempi, temono che il Cremlino stia cominciando a puntare a un aumento di tensione e a un’escalation che potrebbe coinvolgere qualche Paese Nato confinante con la Russia.

Mosca, come da copione, nega ogni intenzione ostile. La portavoce del ministero degli Esteri, la solita Maria Zakharova, dice che si tratta di sospetti infondati: «Finora non  è stato presentato un singolo fatto, materiale o prova». Quanto a Medvedev, l’esponente russo ribalta addirittura sugli europei la responsabilità dell’”incidente” del drone: «Droni europei, pezzi di ricambio per questi droni, altre armi, per non parlare dell’intelligence, partecipano quotidianamente ad attacchi contro il nostro Paese. A causa delle loro azioni, edifici residenziali vengono danneggiati e i nostri civili muoiono».

Medvedev dice in sostanza che i leader europei sono «entrati unilateralmente in guerra con la Russia». È tipico del potenziale aggressore scaricare sul potenziale aggredito la responsabilità di uno scontro. È anche vero che l’esponente di Mosca ama parlare per iperboli. Ma non è comunque saggio sottovalutare le sue dichiarazioni. Il  vicepresidente del Consiglio di sicurezza russo è uomo di totale fiducia di Vladimir Putin (gli tenne addirittura in “caldo” la carica di presidente della Federazione per cinque anni) ed esprime sempre, ancorché in modo colorito, il pensiero del leader del Cremlino.

Al di là di quello dice il fedele sodale di Putin, i segnali minacciosi che arrivano oggi da Mosca non vanno sottovalutati. Questo è infatti un momento di difficoltà per il presidente russo. E non c’è momento più pericoloso di quando una potenza ben armata è in difficoltà con l’opinione pubblica, interna e internazionale.

Questa difficoltà nasce essenzialmente dal fatto che la guerra in Ucraina ristagna e i costi, prima di tutto umani, del conflitto cominciano a essere pesanti. L’intelligence britannico ha calcolato che finora Mosca ha avuto circa cinquecentomila vittime nella guerra con Kiev. Forse è una cifra esagerata o forse no. Certo è il fatto che più di quattro anni di “operazione speciale” (come la chiamano a Mosca) cominciano a farsi sentire.

Il leader russo potrebbe essere quindi costretto a chiedere ulteriori sacrifici al suo popolo. Per giustificare questa ulteriore mobilitazione, Putin ha bisogno di innalzare il livello dello scontro aumentando la tensione con altri Paesi Nato. E ciò attraverso sabotaggi, operazioni ibride, “incidenti” vari che provocano allarme in Europa. Il Cremlino punta evidentemente a vendere ai russi l’idea che, ad aggredire, sono gli europei dell’Alleanza atlantica.

Non è certo da temere un’invasione di un altro Paese, non foss’altro perché la Federazione russa è sfiancata da un conflitto che dura ormai da quasi un lustro. Però, quando sale la tensione, può sempre capitare un incidente grave. E a quel punto non si sa ciò che può accadere. Medvedev non sarà un oracolo. Ma non è neanche uno che parla a caso.

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